Le scarpe di Bush e il situazionismo democratico

lunedì, dicembre 15th, 2008

(foto Afp tratta da corriere.it)

Bizzarro episodio, incredibile protesta. Questa la definizione mainstream sulla protesta fatta dal giornalista irakeno Muntazer al-Zaidi del canale tv «Al-Baghdadia», durante la conferenza stampa del presidente Usa George Bush nella capitale irakena.

La televisione mediorientale, curiosamente ma non troppo, chiede a gran voce il rilascio del vivace reporter, che rischia anni di carcere, invocando la difesa della liberà d’espressione, proprio quel bene primario e prezioso, nella prospettiva di quella Tv, che gli Usa e l’occidente avrebbero voluto importare in Irak.

Ma diciamocela tutta, Diciamocela tutta: chi di noi non ha solidarizzato in fondo al cuor suo con Muntazer? Il giornalista irakeno ha rotto il frame, la cornice situazionale della conferenza stampa. Di più, la cornice di una conferenza stampa anestetizzata più del normale, dato il luogo, Baghdad, e i protagonisti (un presidente Usa ancora in carica solo formalmente, un presidente irakeno che in carica solo formalmente è forse fin dal momento della sua formale elezione).

Atto comunicativo intriso di codici culturali, perché il lancio delle scarpe e quell’epiteto, “cane”, nella cultura araba hanno un significato negativo ben preciso e umiliante.
Atto politico, ovviamente. Atto etico, forse, perché richiama i giornalisti del mondo, seppur in modi “troppo esuberanti”, a scrollarsi di dosso le finzioni anestetizzanti del potere. E della forza.

Bush passerà alla storia come un presidente dai molteplici operati censurabili. Muntazer al-Zaidi passerà alla storia come colui che gli ha tirato le scarpe in faccia. Ma vi rendete conto di che potenza comunicativa ha avuto questo atto?
Muntazer ha incorporato e lanciato in avanti proprio il giudizio negativo che di Bush hanno in primis gli occidentali. Del giudizio negativo degli irakeni non parliamo, per rispetto delle tragedie altrui.
Quel lancio di scarpe dimostra che l’eccedenza della vita e del sentimento possono entrare dovunque. Anche nelle situazioni anestetizzate. Anche sulla faccia dell’uomo più potente del mondo. Il suo, quello di Muntazer, in questa ottica, è certamente un atto inconsapevole.

Ma passerà alla storia, perché ci sarà un prima e un dopo di quel lancio delle scarpe.
La rivincita dei poveri che non hanno altro che le scarpe da tirare. La rivincita dei giornalisti che si sentono offesi nella loro dignità dalle stronzate che spesso tocca loro ascoltare dal Potere, in ogni luogo e in ogni tempo.

Un atto democratico forse non lo è stato, perché la democrazia e la libertà di espressione non dovrebbero prevedere nessun tipo di violenza. Anche se questo è un dilemma che deleghiamo volentieri ai politologi e ai filosofi.
Ma seppur violento, quell’atto è stato il luogo dell’emergenza, dell’eccedenza. Un atto artistico, forse, anche se non lo diremmo in faccia al suo autore, che rischia il carcere.

Ma qui entra in gioco la separazione fra segno, interpretazione del segno e vita. Muntazer lo compatiamo per i guai che gli provocherà la sua impulsività politica, lo deprechiamo perché ha fatto una cosa “che non si fa”, “non a modo”, contro la non violenza, addirittura esaltante di una visione che potrebbe anche essere legata in modi indiretti al terrorismo.

Tutto questo è vero sul piano della vita reale. Ma sul piano dell’interpretazione, del segno che quell’atto è stato, ci troviamo qui a dissertare del valore comunicativo dell’esagerazione, del potere dell’eccedenza contro il Potere.
Della dinamica sempre viva fra Potere e repressione, da un lato, e fantasia e contestazione, dall’altro.
Del margine di azione politica che rimane anche nelle situazioni più complesse, anestetizzate o disperate.
Un insegnamento? Non certo quello di lanciare le scarpe al politico non gradito. Anche perché la logica del Potere potrebbe portare all’imposizione per i giornalisti di entrare scalzi in sala stampa.

Ma potremmo imparare che c’è sempre un margine di contestazione e di fantasia democratica anche nei momenti più ingessati. Situazionismo democratico. Questo potrebbe essere un insegnamento e, in embrione, un concetto su cui riflettere, su cui performare e in base al quale agire.

Le vie delle scarpe sono infinite. Meglio usarle per camminare che tirarle in faccia al primo venuto, però. Ma camminare occorre farlo sul serio.

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Un commento su “Le scarpe di Bush e il situazionismo democratico

  1. Andrea28k ha detto:

    Gran bel post Olli, questo per sdrammatizzare un po’http://s.buzzfeed.com/raw/bush-shoe-throw/bush-shoe-throw-15.jpg

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