Nuova Tangentopoli, vecchia Italia: la denuncia di Vulpio

martedì, gennaio 27th, 2009


DA RIVIERAOGGI.IT

La forza della passione civile, la voglia di informare su quello di cui tutti tacciono, la lotta contro un sistema di potere malato che ha sostituito la vecchia tangente alla gestione clientelare dei fondi europei e statali, in un Sud nel quale si verificano le stesse paurose magagne che si verificano nel resto d’Italia, ma di più.

Martedì 27 Gennaio ad Ascoli Piceno il locale Meetup degli Amici di Beppe Grillo organizza la presentazione del libro “Roba Nostra”, presso la libreria la Rinascita alle ore 18:00.

Vulpio sarà presente, introdotto dal giornalista di Riviera Oggi.it Oliver Panichi. Nei giorni successivi il video dell’evento sarà disponibile nella sezione media center della testata giornalistica di San Benedetto del Tronto.

Il giornalista del Corriere della Sera (al quale nello scorso dicembre il direttore Mieli ha imposto di non dare più copertura giornalistica alle vicende delle inchieste partite dal pm Luigi De Magistris) nel libro parte da una premessa che poi è l’intuizione dalla quale partono le inchieste Why Not e Poseidon, le due sottratte a De Magistris: dimenticate Tangentopoli, o almeno quella delle mazzette, quelle dei soldi sporchi che passano di mano in mano, e che magari alla fine finiscono in un water. Roba vecchia.

Oggi la nuova Tangentopoli si basa su fondi pubblici, soprattutto europei, che non arrivano in Italia e poi vengono spartiti, ma hanno già il timbro di appartenenza quando partono da Bruxelles. Un sistema malato, illuminato da inchieste penali che sono state abortite in maniera quantomeno discutibile. Un sistema malato in cui controllori e controllati, politici e imprenditori, sono le stesse persone. In cui magistrati si trovano a indagare in maniera perlomeno “blanda” a carico di persone che sono socie in affari con i propri figli (dei magistrati).

Insomma un sistema che, oltre alla sacrosanta rilevanza giornalistica, ha anche una rilevanza sociale, nel senso che contribuisce allo sfascio di regioni d’Italia bellissime, dalle quali nonostante i milioni di euro piovuti dall’Europa e dallo Stato le giovani generazioni sono costrette a emigrare. Non certo per colpa loro.

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