Archivio per marzo, 2009

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più

martedì, marzo 31st, 2009


(Mario Chiesa davanti al tribunale di Milano in una foto del 1992, fonte archivio Corriere della Sera)

Si chiama Mario Chiesa, ve lo ricordate?
Il suo arresto nella veste di presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, nel 1992, diede la stura all’inchiesta “Mani pulite”.

Beh, oggi il 65 enne milanese è passato dal campo dei servizi sociali a quello del ciclo dei rifiuti. Secondo i Carabinieri di Milano che lo hanno arrestato però (leggi la notizia qui) sarebbe coinvolto nella gestione di un traffico illecito di rifiuti pericolosi.
L’accusa che lo ha rimesso nei guai è quella di truffa.

Evidentemente non gli avevano ben pulito le mani.

Potere alla Parola

giovedì, marzo 26th, 2009


Pensiero dei corpi, mantenimento dell’interpretazione dentro la memoria.

Condivisione collettiva, triste ritorno all’intimo, sollevatrice di masse minime e grandi picchi d’intensità. Imbambolamento nel nulla.

Serve a ricordare, ma non è una sensazione aleatoria. Essa rimane, è disponibile, è generosa nel suo concedersi al pubblico ma chiede attenzione e partecipazione. Chiede tutto, lei.

Distrae il dubbioso e confonde il debole, quando vuole. Sa contenere in sé ignobiltà e distorcere le percezioni.
Ma esalta la lotta del giusto, quando viene usata bene. Esprime colore, calore, insegna a vivere, insegna a leggere il mondo.
Quando viene caricata di nobili intenzioni, può sconvolgere e uscir fuori in lacrime vocali.

Può essere un urlo letto su pagina o interiore struggimento, recitato a piena voce in ambito pubblico.
Intimo, oppure, melanconico salir di tono su pensieri inerpicati.
Sempre, comunque, misteriosa azione del suono e intenzionalità del flusso vivente.

Questa è la Parola, questo è il suo Potere. E Roberto Saviano ieri ce l’ha fatto riscoprire con amore e coraggio.

(foto tratta da lastampa.it)

La cappa delle caste sui senza casta

martedì, marzo 24th, 2009

L’ormai ex magistrato Luigi De Magistris, nelle frasi che cito sotto, ritengo abbia affermato parole definitive sul degrado italiano. Sulla sua illiberalità, sulla prepotenza, sulla chiusura anti lungimirante, sulla dinamica degenerativa.
Riprendersi il denaro pubblico attraverso un’azione di contrasto alle consorterie, tramite la legge.
Riprendersi l’ambiente, contrastando la non sostenibilità dell’attuale sistema, tramite l’azione di controllo dell’opinione pubblica disintossicata dai “titoli tossici” del mondo informativo e culturale dominante.

Fuori dal frame del De Magistris candidato alle europee (per inciso, quando un magistrato onesto e capace non può più fare il suo mestiere, provo un qualcosa dentro di me simile al senso di sconfitta. Ma non lo giudico, bisogna trovarcisi, in certe situazioni).
Leggete queste frasi e frullatevi in questo video:

“Il controllo illegale che il sistema castale politico di questo paese, sta facendo e ha fatto sulla gestione del denaro pubblico, a discapito della gran parte dei cittadini e arricchendone solo alcuni, rendendo il nostro paese sempre più vicino a quello di alcune realtà sudamericane e mediorientali e non certo proprie di un paese occidentale.
Il tema del finanziamento pubblico è centrale perché è lì che si corrode la democrazia.”

“Sono convinto, da tempo, soprattutto per il lavoro svolto come magistrato, che proprio attraverso la gestione illegale del denaro pubblico è cresciuta non solo la criminalità mafiosa di tipo tradizionale, ma anche la criminalità dei colletti bianchi.
Il denaro pubblico in gran parte viene gestito da comitati d’affari che decidono a chi dare i soldi, a quale società dare i soldi, a chi affidare gli appalti, a chi affidare i progetti, a chi affidare i subappalti, chi assumere in queste società nel fare sia i progetti che i lavori e quindi condizionando il voto”.

Riflettete, impacchettate e portate a casa.

900 giorni e mezzo: lo Stato che ti strozza

mercoledì, marzo 18th, 2009

(immagine tratta da http://www.moneyblog.it)

Il principale fattore di blocco dell’economia italiana è lo Stato. Il principale “nemico” delle piccole e medie imprese nei settori dei servizi, delle costruzioni, delle forniture sanitarie, è la pubblica amministrazione. Che poi è anche spesso il principale cliente di queste imprese.
Un cliente che paga in ritardo mostruoso, per via di bilanci vincolati, patti di stabilità, burocraticismi che infibulano i bilanci delle imprese clienti.

Gli enti pubblici pagano contrattualmente i propri fornitori generalmente a 90 giorni a cui, tuttavia, vanno aggiunti mediamente altri 135 giorni di ritardo. Le punte di ritardo massimo sono di oltre 900 giorni. Quasi tre anni.

Le banche non ti danno credito, pure se gli dici che un ente pubblico ti deve dei bei soldini.
In questo articolo chiarificatore de Lavoce.info si spiega come il ritardo dei pagamenti alle imprese da parte dei vari ed eventuali gangli della pubblica amministrazione generi una domanda di credito da parte delle imprese stesse che viene quantificato in 67 miliardi di euro circa, pari a quasi un quarto del totale degli impieghi a breve erogati dalle banche alle imprese.

Questa è più di una strozzatura pura e semplice. E’ molto più che un blocco alla crescita, un freno a mano sull’economia, un’irrazionale perversione di intuitive leggi economiche e di mercato.
Lo Stato che non paga è il trionfo dell’economia drogata.
E’ lo Stato che ti strozza, lo Stato che ti dà e che ti toglie, padrone del tuo destino, che sottomette la tua capacità di giudizio prendendoti per fame.

Un aspetto che mi sembra venga colto con poca forza è questo: avere crediti verso la pubblica amministrazione non è uguale ad avere crediti verso un altro privato. Avere crediti verso la pubblica amministrazione, paradossalmente, non ti mette in una posizione di forza. Tutt’altro.

Pensate a come si sta ad avere un credito verso un Comune. Pensate all’umiliazione del piccolo imprenditore che deve ricevere ciò che gli spetta e che passa il suo tempo con l’ansia in gola, a fare anticamera fuori dall’ufficio del piccolo satrapo di turno, dell’assessore o del burocrate di Palazzo.

Avere crediti verso la pubblica amministrazione, in fin dei conti, fa il gioco del Potere. Gioco politico ed economico. Quando per ottenere ciò che ti spetta devi perdere tempo, devi ruffianare, c’è qualcosa che non va. E in una nazione come la nostra, mi viene il sospetto che questo qualcosa che non va sia voluto, rientri in una strategia di fondo.

“Ti prendo alla gola per averti più mansueto, ti rendo più mansueto per addolcirti e indorarti la pillola che ti metto in gola. Oggi, ieri, domani. Il Potere”

L’orgoglio del lupo solitario

lunedì, marzo 9th, 2009

“É una legge mafiosa che è stata esportata, è venuta su dalla Sicilia
e fa parte ormai della cultura nazionale
Non si fa niente in Italia se non c’è l’assenso del politico
e se il politico non è pagato.
Ecco, noi viviamo in questo tipo di società, e in questo tipo di società la protezione
è indispensabile, se qualcuno non vuol condurre la vita da lupo solitario.
Che può esser anche una scelta e può essere anche affascinante.
Esser soli nella vita e non avere né aderenze né protezioni da alcuna parte.
Orgogliosamente soli fino all’ultimo.
Questa può essere una scelta, ma 60 milioni di italiani non potranno farla”.

non hanno questa vocazione alla solitudine, aggiunge Biagi

(vedere da 6’11” in poi)

Il 28 dicembre 1983 Giuseppe Fava rilascia la sua ultima intervista a Enzo Biagi nella trasmissione Filmstory, trasmessa su Rai Uno, sette giorni prima del suo assassinio.

Giovane medico digerito da una scopa Pippo

sabato, marzo 7th, 2009

A volte nella vita vengono strane idee, tipo assaltare il Canada oppure, che ne so, riparare la catena della bici utilizzando esclusivamente un cavatappi, ecco perché son felice di aver dato seguito a tale iniziativa: scrivere un post a quattro mani (*), in più giorni, in orari tutti a cavallo della mezzanotte, traendo spunto da una notizia, come dire, stuzzicante.
Il risultato poteva essere più inquietante e per questo vi chiedo scusa. Anche a nome delle altre due mani.

(*) diciamo più un post “di ritorno”, nel senso che abbiamo scritto un pezzo alla volta, alternandoci (io e questo soggetto qui).


È difficile essere pazienti oggi, nel 2009, in Italia.
E non vale solo per coloro che sono in cura da quel medico.

O per coloro che lo saranno in cura, da quel medico o insieme a quel medico, chissà.
Condivisione al botteghino.

Io preferisco essere in cura con quel medico che essere in cura da lui
Avere il pieno possesso di sé non è un dono da tutti. Anche i medici gettano Ippocrate nel dimenticatoio insieme con il codice della strada
Certo che però i giornalisti….
Non attendono altro, sono lì come tanti avvoltoietti, ansiosi di cibarsi della preda, meglio se caduta in disgrazia.
Se si cade dall’alto si fa una pozza nel terreno ancora più profonda. E vicino si hanno tanti fotografi.
Ce la vedete una locandina con scritto “noto giornalista tampona un’ambulanza e picchia gli infermieri”?

Oppure che ne so, “pianta grassa dimagrisce e perde il suo status”. Sì insomma robe di etichette che manco fossimo alla Standa.

Ma almeno quella sarebbe una notizia. Oddio, non che non lo sia anche il fatto che uno distrugge otto auto, però perché insistere sul fatto che era un medico?
Ma poi, ci pensate? Come cazzo fa uno a distruggere otto auto e non farsi nulla? O quantomeno, se si è fatto qualcosa, non era quella la vera notizia da mettere in locandina? “Noto medico si sfracella nel week end”.

Delle due l’una. O il medico si è massacrato, e allora la locandina è del tutto inopportuna. O non si è fatto nulla, e allora guidava un carro armato. Ma i carri armati possono circolare in Italia? Non mi risulta….

Non risulta neanche a me, almeno non dopo gli anni quaranta. Comunque. A far l’avvocato del diavolo – che poi a farlo ci si guadagna sempre – si potrebbe ipotizzare un medico ubriaco che a piedi sulla via del ritorno verso casa, ascoltando in cuffia un pezzo dei Black Sabbath, decide repentinamente che sia giusto distruggere otto (non nove né dieci ma otto) automobili con una mazza improvvisata, magari una scopa Pippo lasciata incustodita da qualche distratta massaia. Beh sì certo, avrebbero potuto titolare “nota scopa incustodita e trasandata distrugge otto macchine” ma non sarebbe stata la stessa cosa.

Eppure, come dicevano i latini (o forse erano i turchi selgiuchidi) nomen omen, il nome è un presagio.
Da una scopa Pippo cosa ti vuoi attendere, in tempi di dilagante consumo di cocaina e polveri varie fra i giovani.
Ma poi si viene a un’altra dibattuta questione, al nocciolo del problema, o se preferite al suo imballaggio. Ma il nostro medico, era giovane oppure no? E se fosse stato attempato, ne potremmo desumere che le cure ormonali, gli integratori alimentari, gli adesivi per dentiere, mauriziocostanzo e ballarò possono avere effetti deleteri sulle generazioni non più nuove, diciamo usate?

Mah. Io da una scopa Pippo m’attendo che duri almeno qualche mese, da un noto medico diciamo anche.

Sicuramente non mi attendo che la scopa vada in giro di notte, trasandata, a trasandare le auto che le si parano innanzi. Dal medico me lo posso anche aspettare, dalla scopa NO.

I medici non fanno di queste cose. Corriamo il rischio di cadere nel solito giochino di chi vuol screditare l’ordine, dei medici e mondiale. I medici non fanno di queste cose e le scope – invece – sono solo degli oggetti e in quanto tali adibiti all’utilizzo da parte dell’uomo, che poi gente sia pronta a giurare di aver visto scope mangiare salatini ad un buffet, beh, questo è tutto da verificare.

Il problema comunque sarebbe dei salatini. Non deve essere una bella fine quella di essere digeriti da una scopa. Credo si soffra abbastanza, nelle viscere filiformi di un utensile domestico.
Comunque quando la scopa non c’è la polvere balla. E anche i giovani (?) medici. Peccato che poi continuano a ballare anche quando sono alla guida.

“Giovane medico digerito da una scopa” ecco cosa ci vorrebbe.
Se volete potete inserire anche “neopatentato” o “drogato” o “ubriaco” o “piemontese”, non cambia nulla alla storia, al massimo può appesantire la digestione dell’utensile ma questo a noi poco importa.

La filosofia della crisi

lunedì, marzo 2nd, 2009


Scende il grande silenzio sulla giustizia italiana
Sì, quella che si fa bene o male nei tribunali. Il resto abbiamo smesso da tempo di crederlo giusto.

(immagine da http://www.railibro.rai.it)

Scende la mano caritatevole dello Stato sui redditi bassi,
cioè tutti tranne quelli di passere banconzi giornalistucoli, riformisti e piddi(e)llini, ceti medio alti e dirigenti di enti pubblici, avvocatoni pornoattori e calciatori, grandi fratelli e sorelle mignotte, consiglieri di amministrazione e cattivi consiglieri del risparmio. Di attori, forse, ma non di teatro, che il teatro guasta le menti.

Prima o poi questa mano dello Stato si anchiloserà?
Prima o poi l’assistenza sociale sarà impossibile o quantomeno bisognerà cambiargli nome?
Prima o poi lo Stato si autofagociterà implodendo in un argentino trionfo del Nulla macroeconomico? C’è da sperarci, ma come la mettiamo con il rovinare fra le rovine?

Esiste una filosofia della crisi economica. Si chiama stoica rassegnazione a vivere generazioni bruciate non dal vizio non dalla violenza non dalla guerra, ma dalla apatia superficiale di questi tempi precari.

Disprezzate la ricchezza, disprezzate il potervi fare una vita propria e autonoma, disprezzate la sicurezza del posto di lavoro e la benigna contribuzione di uno Stato che ti assicura una pensione degna come ristoro dei decenni a Esso dedicati. Accettate invece uno Stato che promuove la guerra fra poveri, confortatevi dall’essere comunitari esseri umani di una molle entità sovranazionale inserita in un planetario mercato dove il più forte è in realtà il più debole, dove si fa a gara ad affamare i ceti produttori, dove si socializzano le perdite e si turboprivatizzano i profitti, dove si delocalizzano i stramortacci loro!!

Disprezzate e rinunciate, e denunciate chi vi mette in testa che un poveruomo è uomo anche senza il colletto bianco e la cravatta. Non nominate i magistrati, ascoltate il grande silenzio della giustizia giusta, velocizzate i vostri processi interiori e non abbiate occhi per complotti dappertutto.
Apprezzate le società segrete, il nuovo ordine mondiale, l’illuminazione di pochi decisori.
Bloccatevi perplessi di fronte ai pochi che parlano di Impero Mondiale della Ingiustizia.
Date un’occhiata ai siti liberi, ai blog, ai giornali che chiudono, alle radio e all’arte. Scrivete pure pamphlet teorici o recensioni libertarie, fate battaglie, scannatevi sul fine vita quando qui è difficile iniziarla, una vita.
Date ascolto, date attenzione, fate pure l’amore con l’onanismo civico. Tanto non ce la fate a cambiare marcia.

Ecco dunque la vostra filosofia che vi consigliamo di adottare, la filosofia della crisi. Andate e tramandatela ai posteri, facendo loro firmare una lettera di consenso informato, accanitevi sulle terapie per poveri guardoni del ricco mondo globale, nuotate negli abissi della disperazione tecnologica e piangete per le specie animali che scompaiono.
Ripeto, dividetevi fra di voi che a imperare ci pensiamo noi, le mutue assistenze dell’individuo scisso diviso mortificato impotente malato.

Le rapine non sono quelle che si fanno in banca, o non lo sono abbastanza.