La filosofia della crisi

lunedì, marzo 2nd, 2009


Scende il grande silenzio sulla giustizia italiana
Sì, quella che si fa bene o male nei tribunali. Il resto abbiamo smesso da tempo di crederlo giusto.

(immagine da http://www.railibro.rai.it)

Scende la mano caritatevole dello Stato sui redditi bassi,
cioè tutti tranne quelli di passere banconzi giornalistucoli, riformisti e piddi(e)llini, ceti medio alti e dirigenti di enti pubblici, avvocatoni pornoattori e calciatori, grandi fratelli e sorelle mignotte, consiglieri di amministrazione e cattivi consiglieri del risparmio. Di attori, forse, ma non di teatro, che il teatro guasta le menti.

Prima o poi questa mano dello Stato si anchiloserà?
Prima o poi l’assistenza sociale sarà impossibile o quantomeno bisognerà cambiargli nome?
Prima o poi lo Stato si autofagociterà implodendo in un argentino trionfo del Nulla macroeconomico? C’è da sperarci, ma come la mettiamo con il rovinare fra le rovine?

Esiste una filosofia della crisi economica. Si chiama stoica rassegnazione a vivere generazioni bruciate non dal vizio non dalla violenza non dalla guerra, ma dalla apatia superficiale di questi tempi precari.

Disprezzate la ricchezza, disprezzate il potervi fare una vita propria e autonoma, disprezzate la sicurezza del posto di lavoro e la benigna contribuzione di uno Stato che ti assicura una pensione degna come ristoro dei decenni a Esso dedicati. Accettate invece uno Stato che promuove la guerra fra poveri, confortatevi dall’essere comunitari esseri umani di una molle entità sovranazionale inserita in un planetario mercato dove il più forte è in realtà il più debole, dove si fa a gara ad affamare i ceti produttori, dove si socializzano le perdite e si turboprivatizzano i profitti, dove si delocalizzano i stramortacci loro!!

Disprezzate e rinunciate, e denunciate chi vi mette in testa che un poveruomo è uomo anche senza il colletto bianco e la cravatta. Non nominate i magistrati, ascoltate il grande silenzio della giustizia giusta, velocizzate i vostri processi interiori e non abbiate occhi per complotti dappertutto.
Apprezzate le società segrete, il nuovo ordine mondiale, l’illuminazione di pochi decisori.
Bloccatevi perplessi di fronte ai pochi che parlano di Impero Mondiale della Ingiustizia.
Date un’occhiata ai siti liberi, ai blog, ai giornali che chiudono, alle radio e all’arte. Scrivete pure pamphlet teorici o recensioni libertarie, fate battaglie, scannatevi sul fine vita quando qui è difficile iniziarla, una vita.
Date ascolto, date attenzione, fate pure l’amore con l’onanismo civico. Tanto non ce la fate a cambiare marcia.

Ecco dunque la vostra filosofia che vi consigliamo di adottare, la filosofia della crisi. Andate e tramandatela ai posteri, facendo loro firmare una lettera di consenso informato, accanitevi sulle terapie per poveri guardoni del ricco mondo globale, nuotate negli abissi della disperazione tecnologica e piangete per le specie animali che scompaiono.
Ripeto, dividetevi fra di voi che a imperare ci pensiamo noi, le mutue assistenze dell’individuo scisso diviso mortificato impotente malato.

Le rapine non sono quelle che si fanno in banca, o non lo sono abbastanza.

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