Archivio per agosto, 2009

Pezzi di storia: la Rizzoli, la P2, lo Ior, Vaticano Spa

lunedì, agosto 31st, 2009

da radioradicale.it, nell’ambito di Cortina InConTra Estate 2009 (vedi qui)

Questo documento video ha dell’impressionante e merita che gli dedichiate un’ora del vostro tempo. Parla di un libro tosto, “Vaticano Spa” di Gianluigi Nuzzi, di archivi informatissimi resi noti forse anche per un livore personale da parte di un big contro dei super big d’Oltretevere, parla di un editore che sostiene di essere stato messo in ginocchio dal sistema piduista, parla del sistema che non si esita a definire “criminale” messo in atto in certi anni dallo Ior, l’Istituto Opere Religiose. Un pezzo di storia che è molto istruttivo conoscere.

Costretti a ripetere

martedì, agosto 25th, 2009

Quando il cervello non va perchè è difficile la coazione a ripetere
esiste una maledizione che pende sull’uomo: il lavoro

o meglio la perenne ripetizione, l’abnorme responsabilità di compiere atti noiosi, la perenne ricerca del sostentamento che rende difficile trovare tempo per il non lavoro, la crescita interna, la riflessione.

quando il cervello non va, è perchè si ribella alla coazione a ripetere, allo stucchevole ingaggio di una lotta con la vita che lascia poco spazio per celebrazioni e sudore, tenendo fermo il tempo del mal di schiena, del monitor, del telefono. Della cortesia di facciata.

Se il cervello non va, è facile che quanto più tu sia geniale, tanto più tu riesca a trovare la chiave per aprire una porta. Sii felice di sentire il cigolìo, vuol dire che stai scrostando gli arrugginiti cardini del tuo locale. E se la porta sbatte per la corrente, tieniti il cappello ben saldo in testa e tuffati in faccia all’aria.

Facebook e il mio cane

domenica, agosto 23rd, 2009

Chi ha il colesterolo alto, chi ha il culo basso, chi ha una ragazza che gli piace, lei pure, ma non ci si vede granché chissà perché. Chi ha fretta, sempre, anche per corteggiare.

Destrutturati, decontestualizzati, depressivi, deumidificati, deontologici, de rerum cazzimierum, decerebrati…

Ringrazio facebook perché crea il mondo, un mondo, altri mondi. Perché è spunto di riflessione sulla tragicità di questi tempi depressivi, perché mette in scena il grado zero della comunicazione scritta, perché altrimenti non saprei che scrivere, ora.

Meglio tornare ad ascoltare i gatti in calore, vah.. Abbaierò nei loro confronti, assieme al mio cane. Lui sì che conosce cosa vuol dire il social networking. Del resto, i gatti in calore mica gli dicono di abbaiare. Ma lui percepisce il loro comunicare, e abbaia.

Mia figlia farà la badante

lunedì, agosto 17th, 2009

pubblicato il 17 agosto 2009. @riproduzione riservata

Cambiano le generazioni, le aspettative e le percezioni sui propri diritti. Si tramutano, da una generazione ad un’altra, con una velocità sconosciuta alle masse fino agli inizi del ‘900. Poi la generazione delle dittature (parliamo del nostro piccolo mondo occidental latino) e della guerra, del “sangue sudore e lacrime” e della Fame. La Fame.

Poi i loro figli, cresciuti nel boom, fortunati come pochi e sfortunati come tanti che ci hanno perso la testa fra troppo benessere, pistole politiche, eroina. Ma appassionati alla vita, alle idee, fiduciosi che il mondo cambiava in meglio. Attendevano con ottimista meccanicità il ciclo degli eventi e delle vite: un lavoro retribuito e garantito, l’automobile, la casa di proprietà e poi anche la casa delle vacanze, la moglie, i figli non troppi perché nel frattempo si è capito che di benessere ce n’è di più quanto meno hai pianti da ascoltare e bocche da sfamare. Le Vacanze.

Poi noi, loro, insomma quelli nati fra anni ’70 e anni ’80. Pasciuti nel benessere e nella bambagia, ma ancora esenti dalla sottile perversione indotta dalle madri che non ti hanno mai fatto giocare a pallone sull’asfalto, del sistema scolastico carcerario dei tempi continuati e delle attività ludiche, dei padri che ti portano in bici accanto a loro con il caschetto in testa. Teledipendenti, affascinati dal passaggio dal commodore 64 alla play station, rivoluzionati da internet e cretinizzati da una Italia mai così scialba e idiota. Ancora le vacanze, ancora il mito della proprietà e dello shopping, ma per questi esemplari di homo sapiens mediaticus non ci sono più le certezze scritte sul granito. Le hanno scalfite le prime moschee sotto casa, le spiagge affollate da venditori abusivi che ti si parano davanti e non riesci a vedere il mare, le chinatown non richieste, il mantra dell’integrazione e i mantra mediatici sulla delinquenza. Ma a fare le badanti però sono ancora più buone loro, le slave.

Le certezze della generazione precedente, però, ora le hanno scalfite le aziende che chiudono per delocalizzare o per morire del tutto. La precarietà, la precarizzazione, lo schifo parcellizzante di mille leggi assurde che van dietro all’economia sempre più di carta, la vita in call center e il posto fisso mai: tutto questo è già da anni che va avanti. Ma ancora tiene quel modello ereditato dal boom, quelle attese che ancora si hanno rispetto al ciclo lavoro, ferie, vacanza, diritti. Pensioni sempre più come miraggi, ma nella vita dell’eterno presente si guarda al futuro solo tramite una vetrina con i prezzi scritti sopra. Ancora tiene la regola del miraggio. Cresciuti nell’ansia del diritto, si fanno i conti ancora a stento con il dover crescere. Siamo ancora bambini, poveri ma viziatelli.

Oggi stanno nascendo le cavallerizze dei buoi che montano la carica, i sassolini calpestati nello scalpiccìo della folla che fugge, i guerrieri di carne fragile che fra un antibiotico e un’ipertrofia ossea da scrivania comprenderanno finalmente che il mondo è cambiato. E che non c’è da fare la rivoluzione, perché è la rivoluzione che fa noi.

Gente per cui l’orizzonte della propria vita è sempre stato quello della crisi, mai quello del boom. Nati al tempo della cassa integrazione di massa, nati al tempo dei lati cattivi della globalizzazione, cresciuti in un mondo colorato e pieno delle sfumature della depressione. Internettizzati da sempre, sicuri e garantiti da mai.

Gente che ha nel sangue e nell’istinto la necessità di corciarsi le maniche, gente che non conosce più l’ipertrofia dei diritti e la distorsione del fancazzismo di Stato.

Gente che tornerà a sporcarsi le mani con unto o terra invece che perder tempo e soldi dietro lauree improbabili e anni inutili in qualche città universitaria. Che farà da badante a qualche vecchio perché è un lavoro sicuro e sempre in crescita, perché di culi da pulire si avrà inflazione. Gente che dovrà tirar fuori le palle per avere competenze nella vita al tempo della limitatezza delle risorse.

Le meglio menti studieranno sistemi e tecnologie della gestione del ciclo dei rifiuti, della produzione energetica alternativa, dei flussi organizzativi delle amministrazioni pubbliche, per l’eliminazione delle code e dell’effetto “vacca al pascolo” negli uffici di Comuni e Province.

Quelli più pragmatici troveranno lavoro come operatori ecologici, come addetti all’ordine pubblico e alla sicurezza privata.

Avremo un popolo di badanti, di raccoglitori di pomodori, di muratori in bilico sui ponteggi per una demolizione e ricostruzione forzata dall’assenza di territorio. Avremo ex immigrati che daranno lavoro agli italiani, “nuovi italiani” dalla pelle meticcia e vecchi italiani con i volti anni ’50 e il ritorno della Fame.

La dittatura delle Vacanze lascerà il posto al concetto di Viaggio? Probabilmente no, non saranno così intelligenti. Ma i nostri figli faranno di necessità virtù, e avranno quella capacità di lottare che viene in dote solamente a chi non ha mai conosciuto la certezza della garanzia e l’aspettativa del dovuto.

Quel sogno anni ’80

mercoledì, agosto 12th, 2009

Guardatevi e rimiratevi il mitico Federico Fiumani. I Diaframma non li ho mai amati alla follia, tranne “Siberia” (il singolo specialmente) che è un particolare tipo di capolavoro.
Eppure l’altra sera ho visto Fiumani a San Benedetto del Tronto al Maremoto Festival. L’intensità del suo nuovo disco mi ha stupito, così come ho particolarmente gustato l’energia e la carica garage della sua musica d’annata.
Qui la stupenda “Gennaio” in un tuffo negli anni ’80

Qui un pezzo sommerso, delicato e intimista. Splendido

Ci sarebbe da riflettere sulla potenza mitica della musica. La musica è sogno, la parola è immagine, il video è tuffo nel passato.
Fiumani fa appello alla malinconia e all’essenziale durezza della vita. Un musicista poeta che si offre come strumento alla percezione del tempo che passa, alla fotoimmagine di un’epoca, alla linea di continuità fra un tempo finito e l’attuale.
Un inattuale, un artista inattuale.
Una faccia che racconta, con la voce e le oblique melodie che lanciano un’armonia essenziale, a tratti ruffiana ma non banale.

Come fare musica pop(olare) senza cedere a luoghi comuni, stereotipi e facili uscite.

Ma un altro giorno no eh?

lunedì, agosto 3rd, 2009


Nell’irrealismo affatto magico di questo paese, accade che colui che secondo una verità processuale definitiva è l’esecutore della strage di Bologna esca definitivamente di prigione proprio il 3 agosto.
Non il 15 aprile, il 30 marzo o il 28 novembre, no. Proprio il 3 agosto. Il giorno successivo alle commemorazioni, ai profluvi di retorica istituzionale, alla rabbia dei giusti. Il giorno dopo del 2 agosto, il giorno dopo della strage, 29 anni dopo.

Ci vuole una scienza sopraffina, un’intuitiva e serena conoscenza delle cose umane, una profonda analisi della contradditorietà dello spirito umano, per decidere di disporre una sorta di grazia il giorno dopo l’anniversario del crimine per il quale la Giustizia ha condannato in via definitiva proprio colui che ora gode dei Suoi benefici?

Non nascondo che per me le sentenze di condanna a Fioravanti, Mambro e Ciavardini hanno molti lati oscuri. Non sono affatto convinto che siano stati loro gli esecutori di quel crimine nel caldo agosto del folle e cupo 1980 (l’estate di Ustica, pure).

Ma cribbio, se questo Paese e la sua Giustizia hanno come principio costituzionale il diritto alla liberazione prima condizionale e poi definitiva se i condannati manifestano un sincero ravvedimento (può piacere o meno ma è così, almeno per i reati di terrorismo, dubito lo sia pure per i pluriergastolani con reati di associazione mafiosa, altrimenti ci ritroveremo pure Riina libero), almeno non liberate la gente nelle date simboliche di ciò che secondo la Giustizia è stato l’epicentro dell’immenso dolore da loro provocato.
Quantomeno per rispetto ai parenti delle vittime. Dategli questo dispiacere – non credo che molti di loro accoglieranno con piacere questa notizia – ma almeno fate trascorrere un po’ di tempo da quell’annuale consapevolezza di essere ineluttabilmente insoddisfatti di un giudizio umano che, seppur imperfetto nella sua finitezza, mostra crepe di senso e, ora, anche una faccia come il culo.