Archivio per settembre, 2009

Palati fini

martedì, settembre 15th, 2009

L’ultima di Gianfranco Fini: (è satira, eh….)
«Il Pdl deve uscire dallo Stato Etico, non se ne può più di tutti questi insegnanti eterosessuali nelle scuole pubbliche, di tutte queste adozioni da parte delle coppie che non possono avere figli, di tutte queste imposizioni della Lega sul tema dell’immigrazione».

Presidente, cosa propone?
«Uno Stato veramente non Etico, quasi ascetico, secondo il mio punto di vista minoritario nel Pdl ma comunque non degno di continui stillicidi, deve incentivare gli insegnanti di orientamento omosessuale nella scuola pubblica, dando loro maggiori punti nei concorsi nazionali per le assunzioni e stipendi doppi rispetto a quei fascisti degli insegnanti eterosessuali».
Sul tema delle adozioni e delle coppie di fatto?
«E’ uno scandalo che non si permettano le adozioni a coppie di transgender. Le famiglie eterosessuali e le famiglie omosessuali non possono garantire una corretta educazione ai bambini, non possiamo permettere loro le adozioni. Il mio Governo – ops, volevo dire questo Governo – restringerà la possibilità di adottare figli solo alle coppie costituite da almeno un transgender o un ermafrodito. Meglio se entrambi vestiti da drag queen brasiliane. La cultura carnascialesca va recuperata fin dalle giovani generazioni, è un patrimonio dell’Italia che vogliamo».
Capitolo immigrazione. Oltre al voto alle amministrative cosa propone?
«Possono votare anche gli stranieri che si trovano a casa loro. Che bello, un marocchino da Casablanca che non ha mai messo piede in Italia e che non intende farlo, potrà votare per il nostro Parlamento. E’ rivoluzionario. E poi propongo il permesso di soggiorno gratuito a tutti i carcerati immigrati per reati commessi contro la proprietà e la persona. Sentendosi parte attiva di questo paese, non delinqueranno più. E non dovranno scontare nessuna pena per i reati commessi quando erano irregolari. Essere italiani significa non pagare i propri debiti con la giustizia. Quale migliore integrazione di questa? Ah, dimenticavo, e nelle mense scolastiche e aziendali, menù halal obbligatorio per gli alunni e gli operai italiani. E velo in testa per le italiane. Dobbiamo far sentire gli immigrati a casa loro!!!».
Sulle coppie di fatto non ha risposto, presidente. Fugge la domanda?
«Cosa insinua? Si vede che anche lei prende soldi dal suo editore per questo stillicidio contro di me e le mie posizioni. Dico che le coppie di fatto sono il futuro, basta con i matrimoni religiosi e civili. Il non plus ultra poi sono le coppie di fatti: volete mettere che spettacolo una coppia di fattissimi di coca, oppio, eroina e anfetamine? Coppia di fatti!!! Il futuro della famiglia italiana!!!!».

Ma presidente, non le sembra di esagerare?
«Stillicidio!! Stillicidio!!! Stillicidio!!!»

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Ciao nonnina cara

mercoledì, settembre 9th, 2009

ciao nonnina
non vedrò più i tuoi occhi azzurri

Oggi ero nel parchetto sotto casa, sotto un albero.
Un uccellino mi ha fatto la cacca sulla spalla della giubba non nuova ma pulita.
Me la sono presa imprecando, e Raffaella mi ha detto: “la nonna si è trasformata in uccellino e svolazzante nell’aria ti ha lanciato un segnale, dicendoci che ci pensa, che ora sta bene. Dicendoci di sorridere”.

Non ripeterò più le cose due volte. Per ragioni di udito, il tuo, non urlerò più al telefono.
Ci dicevi sempre di pregare, che Dio t’aiuta. Ci regalavi medagliette, e guardando la Madonnina Miracolosa penserò sempre a te.
Mi hanno detto che se ora tu non sei in Paradiso, in un posto per giunta privilegiato, allora vuol dire che il Paradiso non può esistere. Mi hanno detto che te ne sei andata nel sonno, e non c’è partenza più giusta per il giusto.
Ciao nonnina, mi han detto che non vedrò più i tuoi dolci occhi azzurri
ma loro vedranno me. Sorridendo fieri.

La ballata dell’incapiente

lunedì, settembre 7th, 2009

Ho vissuto una vita a termine e sono incappato nella tassazione sul lavoro.
Non ho avuto una pensione, ma ho lavorato dì e notte.
Mi sono riposato sentendomi in colpa, e ho colpevolizzato i Grandi della terra
e i piccoli del mio orto.
Afferrando un reddito, mi sono reso conto che non era sufficiente abbastanza per le mie mani.
Ballo da incapiente, e amo la massa alla quale partecipo sventolando uno striscione.
Ho presidiato fabbriche, ho fatto la fila all’Inps e ho rischiato più volte l’Inail, ho elemosinato sussidi senza avere il giusto tempo di contratti a tempo indeterminato alle spalle.
Sono stato licenziato per colpa dei cinesi e degli italiani. Ma i cinesi non li capisco e gli italiani li capisco troppo.
Ho studiato senza ricevere competenze, o le mie competenze non le vuole nessuno.
Mi sono messo in esposizione con il rito degradante del curriculum, mi hanno squadrato da testa a piedi negli uffici Risorse Umane, ho partecipato a bandi, selezioni e inquadramenti. Mi hanno patrocinato, raccomandato, etichettato, sindacalizzato, pagato. Poco.
Ho pagato l’affitto finché ho potuto, ho campato i figli che non ho avuto e i miei non li posso più campare. Mi hanno integrato nella cassa integrazione e devastato nello spirito.
Mi hanno schedato, riciclato, ricollocato, riprofessionalizzato, reinserito e deindustrializzato. Ho fatto parte del precario quarto stato del quinto potere, sono stato in nero nel primario e nel secondario, al verde nel terziario, ho avuto tentazioni rosse e rigurgiti neri nel terziario avanzato.
Non ho iniziato una carriera, ho finito i risparmi. Ho avuto accesso alle tasche di mamma e papà, ho campato con loro e gli sono sopravvissuto. Ma non lascerò ai miei figli ciò che i miei genitori hanno lasciato a me.
Apprendo con stupore che un altro mondo è possibile, quando io non ho conosciuto che questo. Lo sguardo al futuro mi dà la stessa impressione dello sguardo al passato: bello, affascinante, da conoscere, ma irraggiungibile.
Ho raggiunto l’estasi con la follia del pallone, ma un celerino mi ha picchiato. Ho pagato Sky per il calcio truccato, e ora rivoglio indietro le emozioni. Ho pagato il canone per trasmissioni sceme, e ora anche per trasmissioni su di me. Ho divorato quotidiani sportivi e non comprendo le cronache finanziarie. Ho imparato a leggere quando non c’era più niente da leggere.
Non ho avuto ideali da identificare come salvezze assolutizzanti, quelli che davvero c’erano sono morti prima che io nascessi. Ho assistito a deliri di nani e ballerine, ho sperato nella liberazione presto abortita fra le maglie dell’Impero. Ho temuto per l’invasione slava, tartara, africana. Poi mi sono ritrovato fra gli invasori, amico dei nemici, nemico dello Stato o di ciò che gli assomiglia. Sul barcone dell’incapienza, senza mare intorno ma in un mare di guai.
Ho invocato le Leggi ma mi sono reso conto che non convengono, in Italia. Meglio esser furbi. Ho versato contributi e non ho contribuito a nulla che non sia eterno ritorno del debito pubblico. Ho firmato petizioni dissoltesi in peti contro il vento. Mi sono dissolto e ho pianto.
Ho assistito a prolusioni oscene di donne in tailleur, a revanscismi isterici di gente in camicia, a prodromi della Restaurazione e a sintomi della dissoluzione globale. Non ho conosciuto guru, sono troppo vecchio per essere un discepolo. I discepoli sono giovani, o non sono.
Da dentro le mie mura ho attaccato chiodi a calendari densi di impegni e poi d’un tratto vuoti di fare, a liste della spesa prima luculliane e poi smagrite come un frigorifero rancido, a quadri di nature morte divorati per la fame. Ho appeso al muro la televisione, in un bel giorno d’ottobre, ma poi la sua voce mi rimbombava dentro nell’atrio del centro commerciale, nel gracchiare della radio, nella pompa di benzina e nella fila del bar la mattina.
Ho bramato il ritorno in campagna, ma al suo posto c’era una zona industriale in via di dismissione. Ho chiesto di nuove comunità, ho tentato il grado Zero, ho abolito medicinali e carne che non sia bianca. Ho mangiato verdura Ogm spacciata per biologica, ho assunto fermenti lattici e ho cagato grazie all’effetto placebo.
Ho mormorato come un discente e ho blaterato come un demente, e alla fine lo specchio mi ha solamente detto: sei un incapiente.

Il fonologocentrismo dell’Occidente

giovedì, settembre 3rd, 2009

portavoce di commissioni lontanissime. Mondi lontanissimi. Il contadino riceve 40 centesimi per un tot di pesche da lui prodotte, gli intermediari della distribuzione lucrano, il consumatore paga il tot di prodotto a 2 euro al tot. Più cattivo e serrizzato.
L’intermediazione come categoria della follia economica.

Fonocentrismo: rumore di fondo della comunicazione mediatica
Logocentrismo: predominio del pensiero razionale, critico

contraddizione apparente: come può il rumore di fondo essere razionale? come può il pensiero critico diventare rumore di fondo?

natura svelata:
a-significanza della comunicazione mediatica moderna, bombardante
plus
inspessimento del pensiero razionale e critico su calli ossei del pensiero dovuti allo scarso esercizio dello stesso
plus
moltiplicazioni dei canali di trasmissione della comunicazione
plus
limiti di fondo della comprensione umana in condizioni di sovraffollamento percettivo
uguale
il pensiero laterale viene riportato al centro, o ci si riporta da solo per azione reattiva

FONOLOGOCENTRISMO DELL’OCCIDENTE
Finisce il logos, entelechìa del nulla