La ballata dell’incapiente

lunedì, settembre 7th, 2009

Ho vissuto una vita a termine e sono incappato nella tassazione sul lavoro.
Non ho avuto una pensione, ma ho lavorato dì e notte.
Mi sono riposato sentendomi in colpa, e ho colpevolizzato i Grandi della terra
e i piccoli del mio orto.
Afferrando un reddito, mi sono reso conto che non era sufficiente abbastanza per le mie mani.
Ballo da incapiente, e amo la massa alla quale partecipo sventolando uno striscione.
Ho presidiato fabbriche, ho fatto la fila all’Inps e ho rischiato più volte l’Inail, ho elemosinato sussidi senza avere il giusto tempo di contratti a tempo indeterminato alle spalle.
Sono stato licenziato per colpa dei cinesi e degli italiani. Ma i cinesi non li capisco e gli italiani li capisco troppo.
Ho studiato senza ricevere competenze, o le mie competenze non le vuole nessuno.
Mi sono messo in esposizione con il rito degradante del curriculum, mi hanno squadrato da testa a piedi negli uffici Risorse Umane, ho partecipato a bandi, selezioni e inquadramenti. Mi hanno patrocinato, raccomandato, etichettato, sindacalizzato, pagato. Poco.
Ho pagato l’affitto finché ho potuto, ho campato i figli che non ho avuto e i miei non li posso più campare. Mi hanno integrato nella cassa integrazione e devastato nello spirito.
Mi hanno schedato, riciclato, ricollocato, riprofessionalizzato, reinserito e deindustrializzato. Ho fatto parte del precario quarto stato del quinto potere, sono stato in nero nel primario e nel secondario, al verde nel terziario, ho avuto tentazioni rosse e rigurgiti neri nel terziario avanzato.
Non ho iniziato una carriera, ho finito i risparmi. Ho avuto accesso alle tasche di mamma e papà, ho campato con loro e gli sono sopravvissuto. Ma non lascerò ai miei figli ciò che i miei genitori hanno lasciato a me.
Apprendo con stupore che un altro mondo è possibile, quando io non ho conosciuto che questo. Lo sguardo al futuro mi dà la stessa impressione dello sguardo al passato: bello, affascinante, da conoscere, ma irraggiungibile.
Ho raggiunto l’estasi con la follia del pallone, ma un celerino mi ha picchiato. Ho pagato Sky per il calcio truccato, e ora rivoglio indietro le emozioni. Ho pagato il canone per trasmissioni sceme, e ora anche per trasmissioni su di me. Ho divorato quotidiani sportivi e non comprendo le cronache finanziarie. Ho imparato a leggere quando non c’era più niente da leggere.
Non ho avuto ideali da identificare come salvezze assolutizzanti, quelli che davvero c’erano sono morti prima che io nascessi. Ho assistito a deliri di nani e ballerine, ho sperato nella liberazione presto abortita fra le maglie dell’Impero. Ho temuto per l’invasione slava, tartara, africana. Poi mi sono ritrovato fra gli invasori, amico dei nemici, nemico dello Stato o di ciò che gli assomiglia. Sul barcone dell’incapienza, senza mare intorno ma in un mare di guai.
Ho invocato le Leggi ma mi sono reso conto che non convengono, in Italia. Meglio esser furbi. Ho versato contributi e non ho contribuito a nulla che non sia eterno ritorno del debito pubblico. Ho firmato petizioni dissoltesi in peti contro il vento. Mi sono dissolto e ho pianto.
Ho assistito a prolusioni oscene di donne in tailleur, a revanscismi isterici di gente in camicia, a prodromi della Restaurazione e a sintomi della dissoluzione globale. Non ho conosciuto guru, sono troppo vecchio per essere un discepolo. I discepoli sono giovani, o non sono.
Da dentro le mie mura ho attaccato chiodi a calendari densi di impegni e poi d’un tratto vuoti di fare, a liste della spesa prima luculliane e poi smagrite come un frigorifero rancido, a quadri di nature morte divorati per la fame. Ho appeso al muro la televisione, in un bel giorno d’ottobre, ma poi la sua voce mi rimbombava dentro nell’atrio del centro commerciale, nel gracchiare della radio, nella pompa di benzina e nella fila del bar la mattina.
Ho bramato il ritorno in campagna, ma al suo posto c’era una zona industriale in via di dismissione. Ho chiesto di nuove comunità, ho tentato il grado Zero, ho abolito medicinali e carne che non sia bianca. Ho mangiato verdura Ogm spacciata per biologica, ho assunto fermenti lattici e ho cagato grazie all’effetto placebo.
Ho mormorato come un discente e ho blaterato come un demente, e alla fine lo specchio mi ha solamente detto: sei un incapiente.

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