Archivio per ottobre, 2009

Il presente non sempre coincide con il rumore dell’attualità

venerdì, ottobre 9th, 2009

Oggi, qui e ora, c’è il rischio concreto di fare i surfisti della storia. E fra l’overload informativo a me tanto caro, fra la scialba de-cultura delle nuove generazioni, fra l’inconsapevolezza assunta a valore e il valore della consapevolezza, ce n’è di carne al fuoco.

Qui un lungo ma fecondo dibattito (con le utilissime trascrizioni per temi) che fa riflettere molto sulla estrema, irrinunciabile necessità che tutti nel nostro piccolo abbiamo di volare alto. Noi nel nostro piccolo, noi nel nostro grande.
Riscoprire i grandi del pensiero, se si fa politica attiva o se ci si vuole attivare nella politica.

di seguito un pezzo da discutere e analizzare, del professor Marramao
(i grillini, i giovani che fanno i blog……) Vanno un po’ sul facile, sono dei surfisti della storia. Io tra l’altro nei miei lavori ho spiegato che il presente non sempre coincide con il rumore dell’attualità. Bisogna stare attenti, perché chi è intontito dal rumore dell’attualità, spesse volte è colto di sorpresa dall’irrompere di alcuni eventi”.
“Intanto i giovani dovrebbero sapere che Gramsci è un autore poco studiato oggi in Italia, ma studiatissimo nel mondo, in particolare se uno si va a guardare i più sofisticati intellettuali post-coloniali che operano nelle principali università statunitensi
“…

Essere intontiti dal rumore dell’attualità e non accorgersi che qui e ora si vivono momenti di rottura storica….

E poi ancora troverete spunti di riflessione e apprendimento sul “reincanto della politica versus il disincanto della politica”, sulla attuale “deculturalizzazione della politica”, sulla facoltà di Scienze della Comunicazione e sulle “chimere professionali”, sulla figura dell’intellettuale collettivo gramsciano.
E poi avventure nelle definizioni di “teologia politica” applicate alle singolarità irriducibili versus “la dinamica delle associazioni che è sempre plurale”. La Biopolitica, of course.

E poi la conoscenza dialogica nell’accezione greca del termine, e la dicotomia “informare versus educare”.

La politica e gli assoluti.
“Volare alto per esporsi alla vista dei popoli”…..

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Ecco perchè il presidente della Repubblica ha poco potere (eufemismo)

martedì, ottobre 6th, 2009

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6458&ID_sezione=&sezione=

in questo chiarissimo articolo del giurista Carlo Federico Grosso, si comprende per quale motivo, checchè (oddio l’ho detto) ne dica Di Pietro (si, vi voglio sciogli linguare), il presidente della Repubblica Napolitano non poteva non firmare la legge sullo scudo fiscale. O detto altrimenti, doveva firmarlo.
O ancora detto altrimenti, de relato, ceteribus paribus, alè alè alè, il presidente della Repubblica in Italia abbia ben pochi e limitati poteri. Secondo la legge. Giusto o no, è così. E’ un’istituzione, è un simbolo.
Ma se una legge dovesse far schifo, può limitarsi a rimandarla al mittente (al Governo e in secundis al parlamento) solo una volta. “Se le Camere approvano nuovamente la legge, essa dev’essere comunque promulgata (art. 74). È pacifico che questa disciplina non attribuisce al Presidente nessun potere di veto all’entrata in vigore di una legge”.

Videocracy siamo noi

sabato, ottobre 3rd, 2009

(una recensione che ho scritto per rivieraoggi.it)

Erik Gandini vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia. Con il suo documentario Videocracy, proiettato nelle ultime due settimane nel piccolo ma grande cinema “Margherita” a Cupra Marittima, Gandini torna nel suo paese d’origine, e racconta con piglio realistico e a tratti allucinatorio le conseguenze dell’imbarbarimento della civiltà italiana degli ultimi trent’anni. La fine delle ideologie, la fine dell’impegno politico, la fine della razionalità e del buon gusto. Già, Videocracy (sottotitolo “Basta apparire”) è un pugno nello stomaco, un calcio nelle parti basse, una messa a nudo del mondo che viviamo e del mondo che siamo diventati, e perciò è anche una messa a nudo di noi stessi.

Lele Mora, Fabrizio Corona, il giovane delle valli padane che imperterrito lungo la durata del documentario narra la sua resistibile ascesa al mondo dei reality show e dei “saranno famosi” televisivi, con mamma al seguito, siamo noi. Siamo noi la drammatica spoliazione della dignità umana nelle aspiranti veline esposte come galline a una fiera dell’agricoltura, che però si tiene nell’atrio di un centro commerciale. Siamo noi, l’arroganza teleguidata e la volgarità di classe, la fiera delle vanità televisive e la mancanza di vergogna che diventa vanto.

Siamo noi che viviamo in un paese in cui il conflitto di interessi non fa più notizia.

Non è un documentario su Berlusconi, seppur lo si possa credere a prima vista. Certo, lo è, ma è ancor di più una cruda e impietosa analisi per immagini dello squallore di un’epoca, in cui la televisione fa a gara con se stessa.

Del resto, qualunque cosa positiva o negativa si possa pensare di Berlusconi, bisogna avere il coraggio di guardare in faccia cosa siamo diventati, per addossare prima di tutto a noi le conseguenze delle invasioni barbariche che ci stiamo auto infliggendo. Un paese di oche e galletti, una realtà virtuale in cui non ci si vergogna più di niente, in cui l’esibizionismo più becero è diventato valore. In cui le televisioni di Berlusconi, ma anche la Rai, hanno creato la videocrazia. Il potere del video, l’accezione più becera del potere dell’immagine fatta racconto, della politica fatta immagine, della televisione fatta scuola di vita.