Archivio per aprile, 2010

Vulcano: visioni

lunedì, aprile 19th, 2010

Nubi nell’aria, polvere negli ingranaggi del mondo iperconnesso.
Va in tilt il sistema delle iperconnessioni
in parallelo a tutto, c’è il movimento Lento o veloce, sotterraneo o aereo, comunque IMPEDITO
impossibilitato
Il non movimento è pericoloso, genera pensiero, genera stabilità, radicamento.
Il vulcano è un sottile disegno degli anti futuro, dei luddisti del turbo capitalismo.

illuminante libro dei nomi, mascherati prodromi
di un’apocalisse commerciale.
Siamo già esplosi, i venti artici ci portano a navigare nei cieli di qua dalle Alpi.

Primo lancio di agenzia, ore 21:15, Roma
«SAI, QUANDO LA NATURA SI RIBELLA NON CI SON CAZZI…»
è vero, ma che banale…
«sai, c’è un portavoce di quelli che contano, sì insomma, non so se il governo o qualche ministro, o l’esercito, souncazzo, che dice che il vulcano impronunciabile ha vendicato l’Islanda dagli speculatori finanziari che l’han portata alla rovina».
«IDEA SUGGESTIVA MA FALSA, I VULCANI NON PENSANO»
E se pensano, non capiscono nulla di Borsa.

Secondo lancio di agenzia, ore 23:00, Forte Braschi
«Siamo di fronte ad una azione di occultamento della verità. Trame segrete che tentano di colpire l’immagine dell’Islanda». Livello cinque di allerta, dicono dalla sede dei servizi.

Terzo lancio di agenzia, ore 09:15, di nuovo Roma
«Ahò, me passi sto spino?»
Eccolo, ma che nun me vedi?

Quarto lancio di agenzia, ore 12:00
Pranzo di lavoro in corso Vittorio Emanuele. La Escort si avvicina al tavolo, guarda sott’occhio l’assessore. «Non ora», dice lui con cupidigia messa a freno, euri negli occhi, mani che cominciano a contar soldi.
«TZE, sti porci. Si sbrigasse, devo andare a prendere mio figlio all’asilo nido. Che cazzo aspetta? Gli cadano le mani, così sarà più lieve la mia tortura».

Rassegna stampa del gossip e della notizia leggera, share 56%. Seconda Rete nazionale della Pai, Partitocrazia italiana.
Conduttrici simil giornaliste dalle tette di fuori e dalle gargarozze di grasso che escono dalle ascelle strette in vestitini troppo pretenziosi per una mancata shampista contuttoilrispettoperchisifailculo ma non ha appoggi politici.
«La rivista “Io casalinga FRUSTRATA” ha come cover story l’identikit della escort che ha fatto scoppiare il vulcano degli scandali a Palazzo. Lo psicoterapeuta Placè scrive che l’esplosione del vulcano islandese è metafora di sventura per le trame del Potere. “Potete nascondere tutto, ma non la polvere che vi ricoprirà”. Di qua, invece, abbiamo un’anticipazione del Mesorama in edicola da venerdì. Ma gli italiani sanno fare l’amore oppure no? Chiediamolo alle prostitute di viale Brescia. Un bell’esempio di giornalismo partecipativo, non c’è che dire».

Ore 13: Al Jazeera diffonde un video di Bin Laden.
Lo sceicco del terrore è vivo, ma non può prendere l’aereo per incontrare i fratelli quaedisti. «Vulcano sionista, morte all’Islanda!!» tuona Osama.

0re 14:30 Bryjatuvapssalaytor, nord est dell’Islanda.
Dialogo intercettato dal satellite Efisteo 5, mefisto metallico del Grande Orecchio che tutto sente ma tutto centellina, riservandosi rivelazioni per il futuro complottista.
«Ahò, bello scherzetto eh?»
«Caro Olaf, una bombetta messa come si deve, e dove si deve, può provocare un gran casino. Quest’aria nera sta facendo più danni che l’undici settembre, miriadi di uomini daffari stanno comprendendo l’importanza di chiamarsi Ernesto e andare con l’auto invece che con l’aereo lesto. Falangi di turisti isterici stanno bestemmiando negli aereoporti dell’orbe terraqueo, invocando l’implementazione di radar di nuova generazione a spese dello Stato. Squadre di calcio bloccate prima della ciempions lìg stanno facendo venire coccoloni a manager cocainomani di sponsor famelici. Balotelli ha fatto pace con Mourinho, ma ora la polvere è fra loro e non possono vedersi, di nuovo».

«Già, Lorè. L’abbiamo combinata proprio grossa. Sorridi, la polvere è nera».
«Già, la polvere è ppproprio nera. Ma per LORO, oggi, è ancora più NERA».

Il paradosso dell’Istruzione

giovedì, aprile 15th, 2010

Scuola al mattino, pochi libri di testo, una maestra e basta
=
Alunni alfabetizzati bene, fiore di talenti del futuro, ambizioni e posti nel lavoro. Comunque una buona media

Scuola al mattino e al pomeriggio, extracurriculari, mense, rientri, tanti libri, tante maestre
=
ignoranza, inalfabetizzazione di ritorno, superficialità televisiva inoculata. Pochi geni, e comunque poca competenza per lo scrivere in italiano corretto

In memoria di Edmondo Berselli

lunedì, aprile 12th, 2010

Se ne va una penna leggera, elegante. Edmondo Berselli. Una grande testa, uno scoiattolo dell’editorialismo. Fresco come Calvino, eterno come lui. Intellettualmente onesto, retto moralmente, una persona a cui non si poteva dire nulla. Sincero senza essere populista, chiaro senza essere banale, colto ma non lezioso, complesso ma non palloso.

Edmondo, ti leggevo sempre con grande piacere, ricordo recentemente un tuo editoriale sull’Espresso: lo schifo delle cricche e della corruzione in un perfido ritratto del cognatismo, di mogli viziate, ignoranti in Suv e carta di credito, magia perversa del capitalismo rapace fatto sistema e della amoralità fatta regola. Terrò quel pezzo, in particolare, come monito a combattere il male con il sorriso, la cattiveria con il rasoio dell’intelligenza, lo schifo con lo sberleffo acuto.

Mi dispiace un sacco. Condoglianze alla famiglia.

Voglio fare l’estetista

mercoledì, aprile 7th, 2010

Ai disillusi dico: fate le estetiste, o fatevi le estetiste.
amanti dei discorsi eloquenti, dell’eloquio stabile e delle favelle arrotate, pensate all’estetica o in mancanza di doti e sensibilità, riflettete sull’estetismo. A mò di paralogismo, arrivate infine a dar buon conto di quanto siano importanti le estetiste.

Le estetiste sono importanti, anche se sbagliano. Sono le restauratrici di corpi mai stati smaglianti, gli scienziati della conservazione dei beni Kul-turali. Dispensatrici di luci e fiocchi in un paese che invecchia, sono una categoria professionale e aspirano a diventare una categoria dello spirito.
L’estetista è la figura professionale che compendia umiltà e arte, competenza e utilità, studio e lavoro. Le università producono disadattati e falsi acculturati, producono miseria umana e paranoia, merce di scambio per call center e azienducole illiberali. Fare un corso per estetiste e poi svolgere la professione in un centro, mettere soldini da parte facendo cerette a bolse campionesse del lusso o ad asfittiche single o a prosperose mamme, aprire un proprio centro estetico, non dimenticare gel protettivi e non incappare in ustionamenti, è un ottimo antidoto al disadattamento di chi esce dall’università vuoto di pieno e pieno di vuoto.

In un mondo fallace, le estetiste sono sincere. Promettono bellezza prêt-àporter, ungono pelli buone fino a doman l’altro, rasano peli destinati a ricrescere. Non fanno mistero della propria provvisorietà, ne fanno un lavoro e finanche tessere abbonamento. Non nascondono la propria transitorietà, non la ammantano di lauree e master. La propria intercambiabilità la smentiscono sovente, perchè la propria estetista è come il proprio barbiere. Fidelizza ed è fidelizzante, intreccia rapporti, conserva memorie, stila giudizi e sibila pettegolezzi.
Conserva e tramanda l’arcaica propensione italica alla chiacchiera. Fiera e dannunziana conferisce dignità al chiacchiericcio con femminea arte di vivere. Mediterranea o biondiccia azzimata, tettona o piatta, l’estetista è un trionfo del Saper-Fare, un moloch dell’utilità applicata al lavoro.
Crea più miti lei che Roland Barthes, le estetiche lei non le caccia come un metropolitano cool hunter, ma le realizza su carne prima che su carta. Lei Fa, non Pensa. L’estetista sta a un sociologo come Carlo Crivelli sta al mio professore di Storia dell’Arte.

Io rispetto le estetiste.