Voglio fare l’estetista

mercoledì, aprile 7th, 2010

Ai disillusi dico: fate le estetiste, o fatevi le estetiste.
amanti dei discorsi eloquenti, dell’eloquio stabile e delle favelle arrotate, pensate all’estetica o in mancanza di doti e sensibilità, riflettete sull’estetismo. A mò di paralogismo, arrivate infine a dar buon conto di quanto siano importanti le estetiste.

Le estetiste sono importanti, anche se sbagliano. Sono le restauratrici di corpi mai stati smaglianti, gli scienziati della conservazione dei beni Kul-turali. Dispensatrici di luci e fiocchi in un paese che invecchia, sono una categoria professionale e aspirano a diventare una categoria dello spirito.
L’estetista è la figura professionale che compendia umiltà e arte, competenza e utilità, studio e lavoro. Le università producono disadattati e falsi acculturati, producono miseria umana e paranoia, merce di scambio per call center e azienducole illiberali. Fare un corso per estetiste e poi svolgere la professione in un centro, mettere soldini da parte facendo cerette a bolse campionesse del lusso o ad asfittiche single o a prosperose mamme, aprire un proprio centro estetico, non dimenticare gel protettivi e non incappare in ustionamenti, è un ottimo antidoto al disadattamento di chi esce dall’università vuoto di pieno e pieno di vuoto.

In un mondo fallace, le estetiste sono sincere. Promettono bellezza prêt-àporter, ungono pelli buone fino a doman l’altro, rasano peli destinati a ricrescere. Non fanno mistero della propria provvisorietà, ne fanno un lavoro e finanche tessere abbonamento. Non nascondono la propria transitorietà, non la ammantano di lauree e master. La propria intercambiabilità la smentiscono sovente, perchè la propria estetista è come il proprio barbiere. Fidelizza ed è fidelizzante, intreccia rapporti, conserva memorie, stila giudizi e sibila pettegolezzi.
Conserva e tramanda l’arcaica propensione italica alla chiacchiera. Fiera e dannunziana conferisce dignità al chiacchiericcio con femminea arte di vivere. Mediterranea o biondiccia azzimata, tettona o piatta, l’estetista è un trionfo del Saper-Fare, un moloch dell’utilità applicata al lavoro.
Crea più miti lei che Roland Barthes, le estetiche lei non le caccia come un metropolitano cool hunter, ma le realizza su carne prima che su carta. Lei Fa, non Pensa. L’estetista sta a un sociologo come Carlo Crivelli sta al mio professore di Storia dell’Arte.

Io rispetto le estetiste.

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