Archivio per novembre, 2010

Ludopatia: per lo Stato soldi pazzi dai pazzi del Gioco

martedì, novembre 23rd, 2010

Si chiama Ludopatia. Ossessione compulsiva per il gioco d’azzardo.

Lo Stato fa soldi pazzi sui pazzi del gioco. Non è un gioco di parole, è il gioco legale. Slot machine in tabaccherie, bar, supermercati. Diffusi capillarmente nel territorio, accessibili a tutti. Vecchi, ragazzi, adulti, padri di famiglia, gente sola, professionisti.

Lo Stato regola il settore e fa il biscazziere, le mafie si ingrassano dal settore parallelo del gioco illegale, verso il quale il gioco legale altro non è che una operazione di marketing.

Usura: è la principale filiazione criminale del gioco illegale.

Slot truccate, evasione fiscale: i tentativi di truffa legati al gioco legale.

Cliccando su questo link trovate dati interessanti, pur se un po’ indefiniti, provenienti da una recente riunione della Commissione parlamentare Antimafia. Dati indefiniti, certo, perchè come vedrete anche i parlamentari faticano ad avere una lettura certa e aggiornata sugli incassi annui che lo Stato incamera dalle slot machine.

Miliardi, miliardi, miliardi di euro. Gettiti degni di una legge Finanziaria, pardon, come si chiama oggi, “legge di stabilità”.

Lo Stato stabilizza i propri conti, la gente si destabilizza con le macchinette. Bene.

Si parla di ludopatia, si parla di sanzioni più dure contro chi permette il gioco legale ai minorenni, contro chi trucca le macchinette staccandole dai terminali dei Monopoli dello Stato.

Si lancia l’allarme, e poi si amplia la minaccia. Come? Con la diffusione smisurata di questi oggetti “potenzialmente dannosi per la salute”. Con i messaggi dei media, sempre più attenti alle vincite milionarie.

Sono soldi, lo Stato ne ha bisogno. Soldi sulla pelle delle persone più deboli, però.

Peggio delle sigarette, ma qui non si vedono crociate salutiste, non ci sono avvertenze macabre come quelle sui pacchetti di tabacco.

Consigli di ascolto nel file linkato da Radioradicale.it

Time: 1 ora e 15 minuti [6 miliardi di euro lecitamente procurati allo Stato ]

Time: 1 ora 43 minuti [in dieci anni da 2 miliardi a 24 miliardi di entrate per lo Stato]

Qui San Benedetto: varianti e cementificazioni, opere pubbliche in cambio del suolo

venerdì, novembre 19th, 2010

dibattito lungo da Rivieraoggi.it, dal respiro molto locale ma dalle implicazioni globali. In gioco infatti è il futuro dell’urbanistica. In sostanza, i Comuni non hanno più un euro. Hanno solo il loro territorio, quel poco che gli è rimasto. Lo “vendono” con i piani regolatori, i piani di recupero, i project financing.
Le buone intenzioni politiche si accoppiano con il mondo dell’impresa più spinta. Il matrimonio può essere fruttuoso, può essere devastante. Stiamo a vedere

Fazio-Saviano: ecco perchè mi sono piaciuti

mercoledì, novembre 17th, 2010

da Rivieraoggi.it

Mi è piaciuto Fazio-Saviano perché gli elenchi mi ricordano Umberto Eco, la semiologia, i Bestiari e gli Erbari medievali. Mi ricordano il tamburo, danno ritmo al pensiero, sono facili da leggere ma difficili da concepire. Perché gli elenchi danno suggestione al pensiero, e perché la brevità può andare d’accordo con la profondità.

Mi è piaciuto Fazio-Saviano perché il complesso vale più delle singole parti, perché è la somma che fa il totale, perché Fazio da solo ha un non so che di piacione che irrita mentre con Saviano questo si sente meno. O comunque si può trascurare. Mi è piaciuto Fazio-Saviano perché oh, Roberto ha 32 anni. E la gente lo ascolta, davvero. Nel paese per Vecchi non è stupendo, qualsiasi cosa dica?

Mi è piaciuto Fazio-Saviano perché finalmente una trasmissione tv di questo scialbo presente nomina Marco Pannella, guerriero gandhiano.

Mi è piaciuto Fazio-Saviano perché i monologhi e l’unità di tempo e spazio sono elementi teatrali. E il teatro ha sempre ragione, perché è libero.

Mi è piaciuto Fazio-Saviano perché si sono lette le frasi di Welby, ed è il modo più saggio e profondo per parlare di Welby.

Mi è piaciuto Fazio-Saviano perché gli arrangiamenti sulle musiche di Paolo Conte sono eleganti e intensi.

Mi è piaciuto Fazio-Saviano perché è servizio pubblico. Cattedra di insegnamento a una popolazione de alfabetizzata, perché il monologo non è che la forma narrativa dell’insegnamento, perché infine il monologo ha almeno un vantaggio: dribbla con gioia l’urticante accavallarsi delle voci nei talk show, il compendio casinaro di urla e “non mi interrompere”. Lì non si è interrotto nessuno. I politici, poi, hanno parlato per soli tre minuti a testa, senza interrompersi.

Mi è piaciuto Fazio-Saviano perchè Cetto Laqualunque alias Antonio Albanese è una rappresentazione inquietante e intelligente di un certo modo di essere politico in Italia

Non mi è piaciuto Fazio-Saviano per gli stessi motivi che ha notato Marco Travaglio: un programma troppo “pettinato”, troppo “carino”, che racconta molta storia ma che fa pochi nomi scomodi sul presente. Che raccontando la storia sbaglia pure qualcosa, come quando accomuna i “corvi” subdoli contro Falcone a chi invece il grande giudice lo criticò pubblicamente e non senza ragioni.
Ma siccome anche io come Travaglio detesto gli infallibili e gli encomi da santino, allora ben venga un programma che si fa criticare per motivi seri. Quindi mi è piaciuto Fazio-Saviano. E lo critico proprio perchè mi è piaciuto.

Mi è piaciuto Fazio-Saviano, infine, perché ha detto cose chiare e trasparenti, e così criticarle o apprezzarle è più facile, per tutti.

Libero? A chi?

sabato, novembre 13th, 2010

Sarebbe interessante una discussione semantica sul termine “Libertà” nella nostra politica. Un termine, un mondo di Senso, presente nel nome del nuovo movimento finiano, ma anche nel partito di Vendola. E anche nel Pdl di Berlusconi.

Insomma, non abbiamo mai vissuto un’epoca così libera, nel nostro Occidente (liberi di muoversi geograficamente e virtualmente, liberi di dire ciò che ci pare, di produrre contenuti culturali come ci pare, liberi di fare quasi tutto). Insomma, liberissimi. Eppure i nostri politici ci parlano di Libertà….
Delle due l’una.
O non siamo Liberi, e i nostri politici ci vogliono ridare la libertà (ma prima dovrebbero spiegarci come hanno potuto permettere che ci venisse tolta, visto che non erano su Marte mentre ciò sarebbe avvenuto).
Oppure usano la parola Libertà come un orpello, come un contenitore vuoto. E non è bello, visto che il concetto indicato dalla parola “Libertà” è un concetto laicamente sacro.