Archivio per gennaio, 2011

Si sgonfia si sgonfia; sopito, sopito!!!!

giovedì, gennaio 27th, 2011

La vicenda Ruby si sta sgonfiando? B. supererà pure questa? Vedete? Si sta già ammosciando, siamo passati dalla fase sdegno alla fase risata, a breve ci sarà la fine della kermesse macellaia mediatica. Fino al prossimo scandalo
?
Insomma tutti questi, cari amici, sono pensieri legittimi, ipotizzabile che si facciano presto strada, rispecchiando oppure invece creando realtà individuali di comprensione o discorsi pubblici, finanche nelle aule del Parlamento. A proposito, l’insuccesso della mozione di sfiducia a Bondi dice qualcosa? Che sia un segno che nessuno, manco la Lega, contrariamente a quel che si dice, vuole andare al voto?
Caso Montecarlo, casa Tulliani? Riprende il battage, ora, proprio ora. Dispetti.

Chissenefrega, del resto, se questa appare come una fase di un lungo regime di là da finire, o piuttosto solo un regime.
Questa citazione da un pezzo di Luca Telese sul Fatto Quotidiano di mercoledì 26 gennaio è illuminante. E suggestiva, se vista dal lato della strategia di comunicazione. Qualsiasi cosa si pensi di B., che lo si giudichi uno statista o un volgare italiano medio se non peggio, il mondo di B. possiede una capacità di resistenza e di rigenerazione che le viene dal Potere comunicativo della sua Macchina da Guerra, che con il tempo è diventata anche Macchina di Potere politico Statale.
Ecco la citazione ….

“L’attacco a Lerner rientra nella strategia del contropiede pianificata nella prima riunione dell’unità di crisi mediatica di Arcore: Andare in contropiede!, Negare tutto!, Minimizzare!”

Che ci riesca o meno, a minimizzare e troncare e sopire, in questa sede interessa relativamente. Ma qui il tentativo è tutto. La strategia messa in atto è figura del modo di vita di un singolo Potere nella sua irripetibilità. Allo stesso tempo, è immagine e motore di tutta la Storia del Potere nelle sue avventure umane.

Il Potere nega sempre, come farebbe uno scafato adultero. Il Potere va in contropiede, perché sa che nessuno può attaccare sempre e non avere mai paura della risposta violenta. Il Potere infine minimizza, perchè detta la tua agenda e può al contrario massimizzare irrilevanze e mondi lontanissimi da te, facendoli diventare colonna sonora delle tue giornate.
Il Potere, infine, mente per definizione. Perché tutti hanno lati occulti, ma chi ha Potere non li deve mostrare, altrimenti perde la propria legittimazione. La propria identità, in definitiva, rischia sempre di venir mutata in qualcosa di troppo ingovernabile, qualcosa che non va d’accordo con il Potere che invece è definizione, affermazione, contorno netto, pur se tragico. Pur se inverosimile. Ma è meglio l’inverosimiglianza che il grottesco. Altra cosa è l’identità grottesca. Quella, è pur sempre identità. Quindi (almeno teoricamente) compatibile con il Potere.

1984 estetica

martedì, gennaio 25th, 2011

Flashback
27 anni fa.
suoni sintetici, sguardi glabri, tenute vestiarie sformate, elettronica che tocchi un pulsante e suona tutto, donne algide, atteggiamenti marziali, sguardi in camera, sofferti, intensi, recitatissimi.

Uomini androgini. Voci quasi bianche, toni scuri, e il fumo!!!!
Il fumo sul palco sulle scene sul setting. Oltre le barricate, spie occidentali nel comunismo, dalla Russia con Amore, capelli ossigenati, tute dell’adidas, l’Orso sovietico. Reagan, Dallas, metallaramente uniti dal discendere hippy nel fluo yuppy, nel gel, nella sforma.
Anni ’80 come il futuro, come l’utopia realizzanda della caduta dei muri, come la speranza che dopo il piombo giunga la soffice gommapiuma di un mondo nofrontiere, nonucleare, nocommunism.
E invece no. Fu eroina, fu benessere smodato sulle spalle dei giganti o comunque dei genitori che “ha ‘it llà mare” o “ha sempr tenut’ li terr”, fu anche residuo di fantasia del ventennio precedente, quello sì bello e non malinconico.
Gli anni ’80 sono malinconici. Sono quello che poteva essere e non è stato, la scommessa persa, l’illusione troncata, il sogno mozzato da una puntura di spillo che sgonfia il palloncino.
Gli anni ’80 sono una caramella gommosa che ti fa venire la nausea. La felicità dei dentisti dell’anima, carie da estrarre, buchi da riempire, puzza di cibo avariato. Che prima di marcire era spumeggiante e soffice. Andrebbe congelato, per evitarne il decadimento.
E’ possibile congelare la storia, non gli uomini.

L’anima di Zeieta

giovedì, gennaio 13th, 2011

Progetti per un romanzo, primi studi di personaggio
“Zeieta” è il barlume di rancore in una trama buonista, è l’odiatore di professione, il Caronte del fiume Tronto. Ma è anche una chiave di lettura che noi Piceni comprendiamo come Altra, irriducibilmente Altra.
In sostanza “Zeieta” avrà queste linee di azione pensiero reazione.
Inutile dire che la sostanza autobiografica non può non tracimare da un tessuto narrativo ancora da ordire.
Chiunque voglia, potrà benissimo inviare qui le proprie precisazioni. “A Zeieta”, ovviamente 🙂


“Caustico, come la soda. Acido, come il latte andato a male. Piccante, come la nduja. Forte, come un pugno nello stomaco. Delicato, come un merluzzo lesso con olio e limone. Scemo, come un pesce lesso. Unto, come un sugo ignorante. Pulito, come un cane fedele. Stronzo ma giusto. Giusto un po’ stronzo. Non governativo ma non anarchico. Libero, ma non pazzo. Pazzo, ma non dissociato. Dissociato, ma non demente. Demenziale, ma non leccaculo. Giusto, ma cattivo”

Politica Cultura e Potere: un aneddoto

martedì, gennaio 11th, 2011

UN ANEDDOTO NARRATO DA PAOLO CIRINO POMICINO IN UNA CONVERSAZIONE CON PANNELLA DICEMBRE 2010 (clicca qui)

“C’era una famiglia, che aveva tre figli, due figlie femmine e un figlio maschio. Le femmine si chiamavano Cultura e Politica, il maschio si chiamava Potere.

Una volta la figlia Cultura andò via di casa, e in quella casa rimasero la figlia Politica e il figlio Potere. E quella casa piombò in un grigiore esistenziale senza speranza e senza orizzonti.

Tornò la figlia Cultura e andò via la figlia Politica. Successe un casino perché il figlio maschio, il Potere, opprimeva la Cultura, senza la sorella Politica. Tornò la Politica, e andò via il maschio, il figlio Potere.

E si accorsero, le due sorelle Politica e Cultura, che erano predicatrici al vento.

L’autore di questo raccontino banale è il mio amico Paolo Cirino Pomicino”.