Ritardi dell’informazione, giornalismo "cattivo" e twitter "buono"

venerdì, febbraio 17th, 2012
A distanza di tempo dal momento topico, leggo sul blog di Alessandra Farabegoli questo post su giornalismo del 2012, informazione in tempo reale, naufragi della Rai, notizie “bucate”. Ed esce fuori un po’ di quella agiografia del social web che un pochino stanca.
E penso….
Scusate ma alla glorificazione del”twitter eroe” contro il giornalismo brutto e cattivo nonci sto 🙂
Non facciamo di tutta un’erba unfascio. Ci sono giornali fatti bene e altri fatti male. Ci sonogiornalisti ipergarantiti che fanno le vacche, e precari malpagatiche si fanno un mazzo così.
Sulla questione della Concordia faarrabbiare il “buco” della Rai, che è servizio pubblico edeve dare notizie h24 invece di martoriare i cervelli di vecchi egiovani con telespazzatura. Per gli altri giornali, beh, cavoli loro,il mercato li punirà. Ma non ci imbastirei un discorso sullasuperiorità del giornalismo via twitter, o sul “vecchiume”del giornalismo moderno. C’è modo e modo di farlo. Twitter usato da”dilettanti dell’informazione” (non in senso spregiativo,ma proprio nel senso che non lo fanno per mestiere) al massimo puòessere un buon serbatoio collettivo di fatti e immaginario. Se vamale, e spesso accade, diventa un bar dello sport.
Il giornalismo, se fatto bene e da personeche lo fanno per lavoro, sarà sempre superiore ai serbatoicollettivi popolati da gente bravissima e sveglissima ma che non fainformazione per lavoro. E che, fra un cinguettio con l’ultima notizia”bucata” anche dalla Rai e un ottimo link per la conoscenzacollettiva, fa anche conoscere al mondo il colore dei propri calzini.Oppure straparla di cose che non conosce.
Dimenticavo. Il giornalismo fatto beneè cosa buona. Twitter usato bene è cosa utile. Giornalismo fattomale applicato a un uso sciatto di Twitter fornisce questiparadossali risultati, eccellentemente raffigurati da Luca Sofri qui.
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Un commento su “Ritardi dell’informazione, giornalismo "cattivo" e twitter "buono"

  1. Ciao Oliver; io dico da anni che sono contenta di pagare per belle storie, inchieste serie, buon giornalismo; però la differenza non la fa il tesserino dell’ordine ma, come scrivi tu, la serietà e la qualità del lavoro. Stupidaggini, leggende metropolitane, approssimazioni, non sono certo nate con Internet, e non mi meraviglia trovarne tante in rete; ma anche i giornali ne sono pieni, e non da ora, e se non si vede la differenza (o se la differenza, spesso, è a favore dell’informazione autogenerata), abbiamo tutti un grosso problema.

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