Altro che Statuto, riformino lo Stato dei lavoratori

sabato, marzo 24th, 2012

Fanno le riforme sul lavoro, ma a me non interessano. Stabiliscono che possono sanzionarmi e persino (ohibò) licenziarmi se per tre volte rifiuto un mio trasferimento per esigenze di servizio, ma questa legge ancora non l’hanno mai applicata. Gli altri, quelli meno tranquilli di me, possono essere “espulsi” al ritmo di 4 ogni 120 giorni perché i datori di lavoro non hanno più soldi per pagarli, ma a me questo non riguarda. Faranno un tavolo separato, per me, e intanto me ne sto sulla mia scrivania.

Sono il dipendente statale, quello più uguale degli altri. Anzi, meglio degli altri. Chi mi dà lavoro non può fallire, quindi io dei “licenziamenti per motivi economici” me ne sbatto. Tanto lo Stato non può fallire.

Eppure proprio perché lo Stato non può fallire, il dipendente statale dovrebbe cedere e calare le proprie aspettative, apprezzando la sua miglior sorte rispetto al dipendente privato in balia di crisi, delocalizzatori, concorrenza globale. E invece no. Guai a chiederglielo, ti guarda stizzito. “Io ho fatto il concorso, mica posso pagare per voi”…

Come dite? Ah già, lo Stato ha appena rischiato seriamente di fallire. Mumble mumble, me ne sovviene una possibile motivazione, ripensando alla reazione unghiosa di cui sopra…

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