Rassegna stampa “a scrocco” e democrazia: editori, allora mollate il finanziamento pubblico

sabato, aprile 14th, 2012

Chiude la rassegna stampa gratuita quotidiana del sito del Governo, gli editori protestano contro lo “scrocco” indiscriminato.
Indubbiamente il tema della remunerazione del diritto d’autore online è tema serio (questa qui secondo me è l’opinione più interessante e condivisibile letta finora), e non si dovrebbe rivoltare in facili allarmismi contro ritorni della censura e ingabbiamento dei presunti diritti costituzionali al tutto gratis, sempre e comunque.
Il lavoro va pagato, e quello dei giornalisti è lavoro, e di brutto.

Però c’è anche una funzione di pluralismo che va salvaguardata, diamine. Le rassegne stampa online offerte dai siti ministeriali (falcidiate dalle recenti proteste degli editori) e quella sul sito della Camera dei Deputati (fino a quando ci sarà) danno risonanza a voci che altrimenti non troverebbero diffusione (quotidiani di opinione, peraltro sovvenzionati dai fondi pubblici all’editoria, e che quindi abbiamo già pagato anche se spesso anche volendo non li troviamo in edicola), alfabetizzano su questioni che hanno poco risalto sui siti dei principali quotidiani (ad esempio le interessantissime recensioni di libri storici fatte da Paolo Mieli sul Corsera, veri e propri mini saggi).
Sono anche uno strumento di eguaglianza sociale, perchè forniscono accesso a una panoramica informativa che sarebbe fuori dalla portata economica di sempre più persone, visto che anche i migliori adepti dell’informazione ormai ci pensano due volte prima di comprare un paio di giornali in edicola, e sempre più ci pensano almeno mezza volta prima di comprarne anche uno solo.
Insomma, in uno Stato sociale diffondere articoli di giornale da fonti differenziate, in forma gratuita e mediante siti istituzionali, non mi sembra uno scandalo, anzi. Mi sembra anzi la facilitazione del diritto dei cittadini all’informazione e del diritto al pluralismo di coloro che l’informazione la fanno e di coloro che la fruiscono.
Che sono poi i motivi più nobili che stanno alla base del finanziamento pubblico all’editoria, quelli meno nobili essendo il finanziamento “di traverso” ai partiti politici e a potentati vari con i quali il Potere ha interesse a “interagire”.
Perciò, cari editori, se non volete che gli articoli dei vostri giornali passino attraverso le rassegne stampa online dei siti governativi e istituzionali, coerenza vi imporrebbe di non chiedere il finanziamento pubblico all’editoria.
Bello chiedere i finanziamenti pubblici per tutelare il pluralismo, e poi chiedere di sopprimere proprio uno strumento di pluralismo che secondo voi non vi fa vendere i giornali, vero? Che poi va dimostrato che queste rassegne stampa non vi facciano vendere giornali… Primo, perchè sovente queste rassegne non fanno altro che contenere temi politici, qualcosa di Esteri e qualcosa di Cultura, lasciando online e/o a pagamento moltissimi altri contenuti. E secondo, perchè queste rassegne online sono davvero lette da una nicchia di persone (giornalisti, parlamentari e loro assistenti, qualche cittadino onnivoro, e sottolineo qualche).

E tu, caro Governo che fai crescere l’Italia a forza di tasse sui già tassati, questo diritto all’informazione pluralista potresti salvaguardarlo di più, mantenendo la rassegna stampa gratuita e accessibile a tutti.

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