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Blogosfera, ottimismo ma solo sui contenuti

lunedì, gennaio 19th, 2009

La ricerca di Liquida, portale di aggregazione e valorizzazione dei blog del gruppo Banzai, commentata sul blog di Massimo Russo, prende in esame 600mila post contenuti in 10mila blog in un arco temporale di 4 mesi (settembre-dicembre 2008). Nella top ten i primi posti sono occupati da Berlusconi e Obama (sono i tag più usati, gli argomenti più discussi). Escludendo i blog che trattano esclusivamente tematiche personali, avvicinandosi più a diari online, e che rappresentano la grande maggioranza dei blog, i temi più trattati in Italia sono politica interna (30% dei post pubblicati), seguiti da tecnologia e web (circa il 20%) e sport 8%.
Vabbè.

Una ricerca a campione, quindi non esaustiva per definizione, che può essere attaccata come ogni tentativo di riduzione della complessità, anche se almeno gli autori dell’inchiesta hanno l’onestà intellettuale di ribadire che non si tratta di una ricerca con valenza scientifica.
Per gli appassionati di tecnologie della conoscenza, sarebbe interessante discutere dell’utilizzo di tecnologie semantiche e statistiche proprietarie per individuare i tag, i personaggi famosi, i brand e i temi trattati nei testi campione.

Da un punto di vista di osservatore del mondo di internet, Russo conclude sostenendo che a parte i blog professionali o di nicchia l’apporto originale dei blog italiani sia molto ridotto e che la maggior parte dei post si limitino a riprendere, ripetere o al massimo rielaborare le voci della comunicazione tradizionale.
Sono d’accordo a metà, e in quella metà di accordo ho qualche dubbio. Intanto credo che Russo sbagli ad accomunare (cito testualmente) “vita vera, racconto, informazione, commento o riflessione originali”.

Sul piano dell’apporto informativo dei blog italiani Russo ha ragione, se per informativo intendiamo informazioni rilevanti per una gran parte di opinione pubblica. Ma non c’è da stupirsi. Non è che non esistano blog che sulla loro profondità di approfondimento e ricchezza della notizia diano i punti ai giornali tradizionali, anche nelle loro versioni online. Ci sono, ma sono pochi, i loro autori sono poco o nulla retribuiti. Ci sarà un motivo per cui il grosso dell’informazione giornalistica passa ancora per i canali tradizionali dei giornali e della Tv e della radio? Motivi economici, motivi organizzativi.
Posso apprendere contenuti informativi di grande interesse da un blog, ma è molto difficile che un blog abbia la continuità di un giornale online. Per quanto disprezzati e bisognosi di un nuovo modello di business e di produzione dell’informazione, i giornali sull’informazione anche online la fanno ancora da padrone. Non che sia giusto, ma oggi è così e ritengo lo sarà fin quando un blogger indipendente non avrà la possibilità di campare del proprio lavoro di blogger.

Sul piano di quello che Russo chiama “commento e riflessione originale”, beh credo che Russo abbia torto. O quantomeno pecca di riduzionismo. Esistesse anche un solo blog che fornisca interpretazioni e riflessioni di ottimo valore sull’esistente, sulla cronaca, sulla politica, sull’economia, beh allora Russo peccherebbe di ridurre la complessità a un giudizio troppo sintetico. E siccome questi blog esistono, allora Russo fa questo errore.

Sul piano della “vita vera” e del “racconto”, credo che Russo abbia più torto che ragione. Conosco poco la blogosfera dei blog cosiddetti “letterari”, ma per quel poco che ho visto è possibile trovare affianco a boiate autoreferenziali anche pezzi di vera scrittura. Il mezzo qui è il messaggio, e leggere letteratura su un blog per me è peggio che leggerla su un libro. Forse non è così per una certa “arte del frammento” rintracciabile in molti blog dai gustosi post con multiformi sapori e ragionamenti. Ma l’interesse in questa originalità, comunque, c’è. E c’è l’originalità, of course, perché questi testi sono prodotti per il web, per il blog. Sono scappatoie dall’editoria tradizionale, aperture verso una chiusura di questo mondo. Possono essere terapia personale e di gruppo. Sono diffusione della conoscenza. E li apprezzo già solo per queste caratteristiche.

Insomma, il pessimismo di Russo, paradossalmente, è anche il mio, nonostante la mia opinione sia in parte differente dalla sua. Ma non è un pessimismo sui contenuti, perché ritengo che sul web la moneta buona scacci la moneta cattiva e che gli utenti sappiano selezionare ciò che vale sul serio.

Il problema è in poche parole economico. Di sistema. Fin quando i blog rimarranno un utile passatempo, una terapia, una finestra di professionisti del giornalismo o di altri settori, un modo per riflettere pubblicamente ma solo quando si ha tempo o per fornire interpretazioni della realtà in modo non continuo ma occasionale, allora vorrà dire che dietro di loro non ci sono meccanismi retributivi, non c’è reddito.

Qualcuno ora potrebbe accusare me di riduzionismo, perché ci sono blogger lanciati dai loro siti online verso prodezze letterarie nell’editoria classica, o promossi al rango di opinion maker anche offline. Certo, e meno male che ci sono. Ma ora, scusate, il mio pessimismo di sistema rimane. Chi me lo toglierà sarà un bravo blogger. Bravo ma povero?

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Si comincia a frullare!!!!!!

martedì, dicembre 9th, 2008

benvenuti nel mio blog,
benvenuto a me stesso sul mio blog..
Eppure rimango dell’idea che un blog sia più di un blog. Che un blog sia un mezzo per l’autodisciplina.
Un blog comunica agli altri, ma il tuo blog lo fai per te stesso. Io lo faccio per me stesso.

Per la mia autodisciplina, per chiarire cosa penso innanzitutto a me, per studiare, per ripassare, per memorizzare.

Trattasi del potere della scrittura, in fin dei conti. Applicata al grande spazio intersoggettivo del web, applicata alle idee.

Non mi piace il social networking.

Un blog può essere l’ultima àncora della scrittura, fuori dai libri, all’esterno delle dinamiche editoriali classiche. Un blog è un’apertura cifrata, un codice offerto al mondo. Non è una vetrina su te stesso, ma è una rappresentazione del mondo firmata da te. Con gli strumenti chiari e semplici del web.
Io non scrivo ciò che sono, ma sono ciò che scrivo. O meglio ciò che assemblo in questo spazio, in questo Frullatore.

In fin dei conti comunicare è tradurre, traduzione è tradimento, trans ducere.
Condurre altrove. Ma anche interpretare.
Ricostruire. Deconstruire. Tradire o addirittura mistificare. Frullare.
Non scrivo ciò che sono, ma sono ciò che traduco. E quello che interpreto, in fin dei conti, sono io. Me stesso.
Il mio mondo è l’atto di interpretare il mondo.
Guardare questo atto mentre si compie aggiunge intepretazione alle interpretazioni.

Il Frullatore aggiunge interpretazioni alle interpretazioni. Vostre e mie.
Se riuscissi anche in minima parte a interpretarvi, a interpretarci e farvi interpretare le vostre interpretazioni, avrei interpretato lo spirito del blog.