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Ma la democrazia si sentirebbe anche bene

venerdì, agosto 31st, 2012

Alcune riflessioni sull’articolo di Nadia Urbinati uscito su Repubblica il 28 agosto.

Innanzitutto una citazione che ne chiarisce bene il senso: “La democrazia rappresentativa preoccupa quando è praticata in Italia come non preoccupa quando lo è altrove”.

L’articolo parla delle preoccupazioni d’Oltralpe per il dopo-Monti, per il “ritorno” dei partiti, per la fine delle riforme.

“La crisi della democrazia rappresentativa è allora una crisi di credibilità nella e della politica elettorale nel nostro Paese”: lo dice anche la Urbinati stessa, che poi forse però insiste troppo poco sul problema di fondo.

L’estrema e drammatica perdita di credibilità di cui è vittima una politica, quella dei partiti italiani, verso la quale il rispetto dei cittadini sta toccando minimi storici. Questo è il tema.

La Urbinati infatti pone di più l’accento su una presunta “crisi della democrazia rappresentativa”, di cui l’Italia sarebbe avamposto. Come fu avamposto degli autoritarismi europei, così lo sarebbe ora dei “dispotismi illuminati”, parrebbe dire.

Epperò.

E’ la politica italiana, e precisamente i partiti politici, a vivere una crisi abissale. Non la democrazia rappresentativa.

Il dispotismo illuminato: a parte che è opinabile il tasso di “illuminazione” del Governo Monti, ma sicuramente non di dispotismo si tratta. Sarebbe facile dire che Monti non ha i tank in piazza con la sua effigie piantata sopra. Sarebbe troppo facile. Ma intendiamoci: Monti è lì per l’appoggio dei partiti politici in Parlamento.

Dovrebbero ricordarsene coloro che parlano di “dittatura”, “perdita della democrazia”, “dispotismo illuminato”. Finché lo fa la Urbinati, è lettura colta, stimolante e comunque profonda. Ma quando lo fanno altri, disseminati in certo discorso pseudo complottista, è lettura paranoide e auto assolutoria. Che non assolve soltanto i partiti politici, ma anche loro stessi. Una cosa infatti i “perseguitati” dal Monti dittatore e democraticida non dicono, mai. Se la libertà fosse davvero in pericolo, se la democrazia fosse morta o non si sentisse tanto bene, che diavolo aspettano a spegnere il computer e andare in strada e in piazza? La democrazia sta morendo e loro stanno fermi sulla sedia?

Quanto alla ferita democratica, abituiamoci oh popolo

sabato, febbraio 18th, 2012

Monti, e Papademos, come figure politiche maturate in ambito europeo, non nazionale. Che alle prerogative europee, soli, possono rispondere. Se il convento nazionale non passa altro, si tratta di figure indispensabili. E la democrazia?

leggi anche Carlo Bastasin sul Sole24Ore

Votare per "nessun Governo"?

domenica, settembre 11th, 2011

A volte credo che non ci sia speranza in Italia per una Riforma grande e giusta, redistributiva, contro le incrostazioni le tragedie e i paradossi, che incida di brutto sulle dinamiche di un paese davvero bloccato e pallido. Chi ha il Potere di fare Riforme non ha il potere di fregarsene del consenso, sia quello del popolo che quello dei Suoi (concatenazione Denaro + Status acquisiti + reti di interessi materiali e immateriali + spazio di manovra sulle sfere di dirigenza del Potere + controllo dei Discorsi sociali) Chi ha il potere di proporle, le Riforme, non ha invece il Potere di farle… Uno Stato “commissariato”, in mano a tecnici avulsi dalla politica e dalla schiavitù del consenso popolare, potrebbe compiere quelle Riforme necessarie a rimettere in moto il Paese? C’è chi dice di si, sulla scorta del pensiero “meglio nessun governo che un governo cattivo”. Insomma, meglio un interregno dei funzionari e dei burocrati illuminati per rimettere a posto le pensioni il debito pubblico le norme fiscali e la Giustizia? D’altro lato si alza il grido “e il voto popolare che fine fa? e con esso la sovranità popolare e in ultima analisi la democrazia?”.Obiezione giusta, pur se in tempi di porcellum e di liste bloccate di sovranità popolare ne è rimasta ben poca.E allora propongo: tenetevi il porcellum, tenetevi le Caste. Ma nelle schede elettorali inseriteci anche l’opzione “nessun governo” (un minimo di note a margine ci vorrà: aggiungerei “nessun governo delle classi dirigenti schiave del consenso, per una Riforma vera da affidare a veri manager della transizione giusta anche se impopolare verso un nuovo Stato”. Fin dalle urne, un’alternativa possibile. Per metterne alla prova il grado di consenso nell’elettorato.

Bizantinismi afghani

lunedì, maggio 4th, 2009

La profonda ipocrisia di una guerra umanitaria, di costruttori di ospedali con i fucili in mano, di creatori di libere elezioni mediante il giogo del verde mimetico.
L’Afghanistan è una possibilità di lavoro ben retribuito per i professionisti della sicurezza democratica, riconosciamolo. Lavoro rischioso, ma ben retribuito. In tempi di crisi, ai nostri giovani sta anche bene.
L’Afghanistan è il perpetuarsi del gioco di alleanze dell’Occidente, dei reciproci obblighi della Nato, dei vincoli mutualistici della turbo economia mondiale.
E’ anche il trionfo dell’odiosa ipocrisia, per la quale una guerra persa diventa occasione di ricostruzione, di esportazione di democrazia.

L’Afghanistan è triste, è meccanica applicata alla guerra, bizantinismo diplomatico, vuoto mediatico, terribile tragedia, punto d’orgoglio politico, inguaribile ottimismo, irrazionale razionalità, incomprensibilità esiziale e fondamentale.

(fonte immagine eftorsello.wordpress.com)

Io non referendo, tu non referendi, egli forse referendum

venerdì, aprile 24th, 2009

In un paese sempre più digiuno di cultura, di cervello, di capacità di comprendere
che per conoscere occorre ficcare la testa nel comprendonio e sudare

in una nazione belante, sempre più composta da stolti e vigliacchi
Dove la fatica non sappiamo più cos’è, la fatica di capire
la forza di andare da soli, di non inseguire la massa.

In una nazione che ama il carisma del capo almeno quanto le belle forme femminili
e in una nazione stanca, che ha in odio la democrazia tranne quando serve all’individuo
e che strizza l’occhio alla “tirannide illuminata” e alla autocrazia empatica
a meno che il tiranno non rompa le palle ai propri interessi e ai propri individuali conflitti

Popolo senza più fini che non siano immediati
o che non siano presidenti della Camera

Gente alluvionata nel cervello, a cui il terremoto dell’edonismo ha squassato le ultime fondamenta di grinta, orgoglio, spirito..

In una nazione così, dove si vota per simpatia, per umore, per noia
dove una legge elettorale definita porcata viene accettata e dimenticata
dove il consenso si basa su particelle elementari di comprensione e comunicazione

dove forse la democrazia, intesa come sistema fallibile, ha fallito o sta per fallire

chi volete che vada a votare al referendum?
che volete che comprenda il referendum?