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La Libia, i vasi di Pandora e la cattiva coscienza dell’Occidente

martedì, aprile 3rd, 2012

Che fine ha fatto la Libia? E’ scomparsa dalle cronache giornalistiche. Non se ne parla più. La guerra dell’anno scorso è negli archivi, la fine cruenta di un dittatore lasciato alle grinfie della violenza piuttosto che alle meritate tenaglie del diritto internazionale rimane lì, destinata a impolverarsi, nel repertorio video buono solo per essere ripescato in qualche documentario.

“Presa Diretta” di Riccardo Iacona ha avuto il merito di dedicare una interessantissima puntata speciale alle condizioni attuali della Libia (clicca qui per rivederla). Fra poche luci di nascente democrazia, e molte ombre di perdurante guerreggiare clanico, la Libia oggi è un vaso di Pandora, e l’ha scoperchiato l’Occidente. Aiutando i ribelli a spodestare un tiranno certamente sanguinario e impresentabile, ma “dimenticandosi” la pacificazione, la tenuta del Diritto, se non per quanto riguarda le iper protette oasi di sfruttamento del petrolio. La nuova declinazione della “guerra umanitaria” cambia l’apparenza, ma non le conseguenze. Non si mandano più i marines o gli alpini, troppi ne sono caduti in Iraq e Afghanistan, in Somalia. Troppi soldi per le malandate casse statali occidentali. Meglio far fare il lavoro sporco ad altri, ai “locali”, gli si forniscono armi, al massimo qualche istruttore militare. Coscienza pulita, e risultato assicurato ugualmente. Nessun morto occidentale. Ecco la nuova strategia della “guerra umanitaria”.

Oggi in Libia i nuovi oppressi sono coloro che per paura o per fame hanno fiancheggiato il regime di Gheddafi. Destino tragico di tante guerre di liberazione, il portarsi dietro l’odio violento per gli sconfitti, la rappresaglia verso collaborazionisti veri e presunti. Sparati per strada, rinchiusi in campi profughi, detenuti in prigioni per “proteggerli”. Fra loro ci sono libici e africani, componenti della tribù gheddafiana ed ex mercenari provenienti dal grande continente nero. Quelli che, diversamente dai tuareg, non sono scampati dalla sconfitta gheddafiana portando con loro le armi gentilmente fornite dal colonnello (qui il bravo Domenico Quirico racconta benissimo cosa stanno combinando oggi i tuareg in Mali, al riparo dalle preoccupazioni democratiche dell’Occidente che ha lasciato duemila guerriglieri pieni di armi).

L’Occidente scoperchia i vasi di Pandora, alza il coperchio, fa scappare gli spiriti, rompe equilibri e lascia i cocci alle popolazioni locali. L’unica cosa che rimette a posto sono i propri, di equilibri. Sfruttamenti di risorse petrolifere, o basi militari, o avamposti diplomatici legati a meccanismi economici.

Diritti umani e democrazia, in questi scoperchiamenti, si rivelano grimaldelli buoni per la fase iniziale, le coalizioni dei “volenterosi”, gli spodestamenti dei tiranni. E’ successo in Iraq. Con motivazioni diverse è successo in Kosovo, e proprio un bel documentario di Iacona (“La guerra infinita”) di qualche anno fa fece conoscere al mondo le condizioni drammatiche in cui vivono i pochi serbi rimasti in quel territorio ormai albanese.

Il vaso di Pandora, l’Occidente lo apre. Ne sortisce di tutto, ma quelli sono danni collaterali. Dettagli. Non possono preoccupare i nostri leader democratici e pro diritti umani. Sono materia per documentari, al massimo.

Ma rimane la cattiva coscienza dell’Occidente. Ed è per questo che ci siamo dimenticati della Libia.