Archivio per la categoria ‘lavoro

Il Wall Street Journal Europe: in Italia assumono solo disabili, sardi e con gli occhi blu

sabato, giugno 23rd, 2012

L’occupazione “in stile italiano”, l’abnorme costo del lavoro per le imprese, le pittoresche (agli occhi degli smaliziati angloamericani) ipertutele del lavoro, la sindacalizzazione e la burocrazia kafkiana che altro non fa che frustrare le ambizioni di investimento e crescita, se non addirittura alimentare l’economia sommersa.

Eh già, eh già….

(ascolta da 8′ 41” a 13′ 08”)

 

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Esodati: vuoi vedere che l’Inps ne conosce il numero e non parla?

domenica, aprile 1st, 2012

Sembra davvero strano che l’Inps non conosca il numero degli “esodati”, i prepensionati per via delle ristrutturazioni aziendali che ora, dopo l’innalzamento dell’età pensionabile, si ritrovano senza lavoro e senza pensione.

Sembra strano che il ministero della Fornero, varando la riforma previdenziale, non si sia posto il problema della quantificazione esatta di quelli che sarebbero rimasti “fregati”. E che si fanno così, le riforme?

Scrive Roberto Giovannini su La Stampa: “C’è chi dice che all’Inps invece quanti siano gli esodati lo si sappia, ma non lo si dica per ragioni di opportunità politica. Altri esperti spiegano invece che calcolarli è tecnicamente complicato per ragioni burocratiche e procedurali”.

E vuoi vedere allora che nel lauto compenso di “Mister Inps” Antonio Mastrapasqua, il presidentissimo della cassaforte dei nostri contributi pensionistici, presidente di innumerevoli altri cda e collegi sindacali, rientra anche il dovere di astenersi dal comunicare un numero, almeno una stima, su questi benedetti esodati? Anche a costo di fare “scena muta” davanti ad una audizione parlamentare?

La logica pone la classica domanda “delle due l’una”. O qualcuno nel Governo si arrabbierà con l’Inps perchè ancora non conosce il dato esatto. Ma questo ancora non avviene, e probabilmente non avverrà.

Oppure l’Inps ha la consegna della riservatezza sul numero degli esodati. Perchè il Governo non sa ancora come fare e cosa tirar fuori dal cilindro. E le dichiarazioni domenicali del molto telegenico sottosegretario Polillo ci fanno propendere per questa seconda ipotesi.

AGGIORNAMENTO Domenica sera il ministro Fornero fa seguito ad alcune voci di corridoio trapelate dal Ministero del Lavoro, le quali avevano appena stroncato Polillo dicendo “Accordi con le aziende nulli? Se Polillo sa come fare, se ne faccia carico lui”.

La Fornero, da parte sua, prendeva le distanze da Polillo dichiarando al Corriere (sempre più “vicino vicino” al Governo Monti) che “serve una soluzione seria e questa soluzione non verrà certo annunciata in tv una domenica sera”.

#Articolo18 genera assurde disparità di trattamento. Lo dissero i sindacati nel 1985. E oggi?

martedì, marzo 27th, 2012

Bello scoop di Enrico Marro sul Corriere della Sera. Ottimo lavoro di archivio e fa comprendere tante cose sulla battaglia ideologica e anche un tantino ipocrita contro la riforma dell’articolo 18.

In sintesi, è provato dai documenti del Cnel (consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) che nel 1985 importanti esponenti del sindacato di allora (Lama della Cgil, Benvenuto della Uil, ad esempio) criticavano l’artic0lo 18 per come era formulato in quanto fautore di “assurde disparità di trattamento” fra lavoratori ipergarantiti e lavoratori non garantiti (quelli nelle aziende sotto ai 15 dipendenti). E l’istituto della reintegrazione sul posto di lavoro veniva criticato in quanto “non è previsto da nessun ordinamento nei termini nei quali è previsto dal nostro diritto”.

La questione è tutta qui, per approfondire leggetevi l’articolo di Marro.

Non sarebbe male se coloro che si stracciano le vesti per la riforma dell’articolo 18, compresi i “nipotini” di Lama, dicessero come la pensano oggi di quel documento di ieri, a cui contribuì in parte anche Gino Giugni, il giuslavorista padre dello Statuto dei Lavoratori di cui l’articolo 18 è parte.

Altro che Statuto, riformino lo Stato dei lavoratori

sabato, marzo 24th, 2012

Fanno le riforme sul lavoro, ma a me non interessano. Stabiliscono che possono sanzionarmi e persino (ohibò) licenziarmi se per tre volte rifiuto un mio trasferimento per esigenze di servizio, ma questa legge ancora non l’hanno mai applicata. Gli altri, quelli meno tranquilli di me, possono essere “espulsi” al ritmo di 4 ogni 120 giorni perché i datori di lavoro non hanno più soldi per pagarli, ma a me questo non riguarda. Faranno un tavolo separato, per me, e intanto me ne sto sulla mia scrivania.

Sono il dipendente statale, quello più uguale degli altri. Anzi, meglio degli altri. Chi mi dà lavoro non può fallire, quindi io dei “licenziamenti per motivi economici” me ne sbatto. Tanto lo Stato non può fallire.

Eppure proprio perché lo Stato non può fallire, il dipendente statale dovrebbe cedere e calare le proprie aspettative, apprezzando la sua miglior sorte rispetto al dipendente privato in balia di crisi, delocalizzatori, concorrenza globale. E invece no. Guai a chiederglielo, ti guarda stizzito. “Io ho fatto il concorso, mica posso pagare per voi”…

Come dite? Ah già, lo Stato ha appena rischiato seriamente di fallire. Mumble mumble, me ne sovviene una possibile motivazione, ripensando alla reazione unghiosa di cui sopra…

Le vestali dell’#articolo18 e i risparmi dello Stato

venerdì, marzo 23rd, 2012

Le vestali di una visione totemica dell’articolo 18 lamentano che la dignità del lavoratore ora sia “in vendita” dato che, nelle nuove previsioni del Governo, le controversie legate ai cosiddetti licenziamenti economici possano essere risolte soltanto con l’indennizzo al lavoratore, escludendo perciò la possibilità di un reintegro deciso dal giudice.

Indennizzo pagato integralmente da parte dell’impresa, pare di capire. Prima, in questi casi, c’era l’istituto della Mobilità, finanziato dallo Stato in concorso con le imprese.
Prima il sostegno ai lavoratori licenziati per motivi economici veniva pagato da Stato e imprese, ora solo dalle imprese.
Si può discutere del fatto che lo Stato voglia alleggerire o diversamente indirizzare la sua spesa per gli ammortizzatori sociali. Sembra che la nuova Aspi, assicurazione sociale per l’impiego, riguardi tutti i lavoratori, anche precari, e non sarebbe azzardato plaudire a una tutela più universalistica dei lavoratori in difficoltà. Questo avviene senza escludere l’istituto della cassa integrazione.

Ma si fa fatica a comprendere lo sdegno delle vestali da cui siamo partiti. Indennizzo dalle imprese oppure sostegno al reddito da Stato e imprese tramite la Mobilità. Cosa cambia, se non il fatto che lo Stato ora spenderebbe meno potendo quindi dirottare fondi su ammortizzatori sociali più universalistici?

Contratto unico a tempo indeterminato per tutti: una chimera

lunedì, febbraio 20th, 2012

Riformare il mercato del lavoro e i sussidi alla disoccupazione, introdurre il contratto unico a tempo indeterminato per tutti. Che, qualora termini per motivi disciplinari o economici, preveda costi rispettivamente per imprese o Stato.

è la proposta al tandem Monti-Fornero di Alesina e Giavazzi sul Corsera di oggi. Ma l’impressione è che come al solito in Italia le riforme si faranno a metà. Per non scontentare nessuno degli scontentabili (imprese e sindacati, per man giunte)

Cassa integrazione o indennità universale di disoccupazione?

domenica, febbraio 19th, 2012

La cassa integrazione tutela solo pochi, i lavoratori delle grandi aziende? L’indennità universale di disoccupazione è il mezzo per meglio tutelare tutti? Tutelare il Lavoro, oppure i posti di lavoro? La cassa integrazione è usata come aiuto di Stato alle aziende?

su riforma mercato del lavoro, dichiarazioni del ministro Fornero e posizioni dei sindacati, per un utile punto di partenza sulle posizioni in ballo, leggi anche Il Messaggero

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