Archivio per la categoria ‘pietre contro i paragoni

In pensione ad ottanta anni

martedì, settembre 13th, 2011

Dice bene Maurizio Ferrera sul Corsera del 12 settembre: bisogna rimettere in discussione le “verità nascoste dello Stato sociale”.
In sostanza, se i diritti civili e politici sono intangibili (pena la caduta in autoritarismi e teocrazie), non altrettanto intangibili sono i diritti sociali (le pensioni e i loro requisiti di accesso). Perchè le pensioni sono le spettanze dello Stato verso i cittadini, e dipendono dal bilancio pubblico e dai suoi per così dire “dividendi”. Se non ci sono, o ce ne sono di meno, il regime pensionistico non può essere uguale ai tempi nei quali i dividendi sono alti.
Lampante. La “cultura della spettanza senza condizioni” ha portato ad un sistema insostenibile.
Lampante, di nuovo. I giovani condannati ad andare in pensione ad ottanta anni mentre molti attuali pensionati sono usciti dal mondo del lavoro a 45 anni (continuando magari a lavorare in nero, anche per non annoiarsi…) è uno scandalo. Una cosa che fa incazzare di brutto, e anche il solitamente compassato Angelino Alfano ne ha parlato alla platea dei giovani Pdl domenica scorsa.

Benissimo. Che fare? Facciamo tornare a lavorare i 55enni che sono in pensione da dieci anni? Davvero credete che sia possibile, in un paese nel quale i giovani sono una rarità, la loro forza propulsiva di mobilitazione è una vacuità, e nel quale i mega sindacati fanno gli scioperi generali portando in piazza solo gli “indignados invecchiados” e qualche giovane che lavora – beato lui – negli enti pubblici?
Ma fateci il piacere….
chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. Rimettere in discussione i diritti pensionistici acquisiti, in Italia, ha la stessa possibilità di successo dell’istituzione del cricket come sport nazionale.
Ciò non toglie che l’articolo di Ferrera sia bello e interessante e ben scritto, eh… 

Il piacere di curare il proprio archivio

domenica, marzo 13th, 2011

Sistematizzare oggetti e testi, nominare files, creare cartelle e sottocartelle, manipolare concetti e categorizzarli.
Dare forma all’informale, non perdere ciò che è soggetto a perdita, o a diffusione incontrollata.
Pulire cassetti, spolverare librerie, formattare periferiche, manu-tenere memorie e supporti, deframmentare macchinari figli di Gates, non intasare macchinari figli di Jobs, non dare soddisfazioni a figli di puttana che beatificherebbero la tua dipartita, o la dipartita del tuo archivio.
Ecco, l’archivio è una forma di pulizia mentale. Di Polizia del tuo patrimonio cognitivo. Vigila su di esso, lo concupisce desiderandone la bellezza, ne vellica gli istinti magnificandone le peculiarità. 
Il tuo archivio è solo Tuo. Forse è l’unico caso di vita, in questa vita, in cui la tua vita ha cose solo per sė stessa, in cui hai il monopolio, in cui non devi dividere, accontentare, sfruttare, godere di altri o dare a chi non merita o ricevere ciò che non vuoi o attraversare con sguardo da ladro ciò che non hai e che non sei.
Il tuo archivio, o viene rubato, o viene distrutto, oppure sei morto. Ecco, quando sei morto, quella ė una delle poche possibilità che si danno per lo svolgersi di una eventualità, quella nella quale il tuo Archivio si trova lontano da te.
Tu e il tuo archivio, distanti, separati. 
Ma lo siete sempre, a ben vedere. Non vi trovate mai nello stesso luogo, vivete vite differenti. Lui fermo e organizzato, tu mobile e incazzato. Lui calmo, tu stronzo. Lui, il tuo archivio, vive di morte e staticità. Tu muori ogni giorno vivendo. 
Il tuo archivio sei tu, ma il tuo archivio ti sopravvive.
Il tuo archivio è meglio di te, perché ė meno soggetto a errore e depressioni.
A lui, un incendio può distruggerlo. A te, un incendio può giovare, se inserito nelle Passioni.
Il tuo archivio ti accompagna, rimanendo sempre a distanza. Precede e segue, accompagna e dimentica. 

Il ritorno del sole

mercoledì, ottobre 20th, 2010

Dopo dieci giorni di uggiosità, grigiore, pioggia,
Ecco tornare una manifestazione del sole che scalda
Il riproporsi del sole è come il ritorno del vecchio modello fordista nell’organizzazione del lavoro industriale
Provvisorio, estemporaneo, non definitivo
Siamo in autunno, questo è quanto

L’apostasia non ha prezzo

lunedì, febbraio 2nd, 2009

Sentire l’odore di salsedine nell’aria in mezzo ai palazzoni
stare dodici ore in ufficio e riuscire comunque a divertirsi
Volere bene al proprio grafico e non avere paura di Floris e Ballarò
Poter avere sotto mano i balordi vigliacchi che bruciano i barboni che dormono
ma avendo le mani di Hulk

Vedere nei conti bancari dei ricchi manager e fregarmi qualche decina di euro
qua e là
Essere un politico per vedere l’effetto che fa
confessare pubblicamente la mia apostasia e la mia redenzione nell’anarchia
Stare con le mani in mano, quando la casa brucia
e ribadire il mio pieno sostegno alla coalizione del governo interiore.
Di più, invocare un gesto di responsabilità dai contestatori
e anche dalla piazza
e chiedere una riflessione politica lontana dai compromessi al mio cane.

Godere dell’indennità di posizione di quella dirigente comunale
che fa sangue e birra al mio motore senza benzina.
Invocare il segreto di Stato sui vilipendi a Napolitano,
ridurre al minimo le epifanie conoscitive sul diritto costituzionale,
presentare memoriali per colpa di figli o colleghi bamboccioni
ridendo di un Lino Banfi con i capelli orizzontali, di fronte al Quirinale

beh, tutto questo non ha prezzo.

Per tutto il resto, c’è Moster Card
e ve la lascio volentieri vuota
dopo averla smisuratamente consumata per i miei comodi
lanci di agenzia, lanci di scarpe al vicino stronzo, lance delta e delta negativi del tasso di occupazione

Riempitela facendo il percorso inverso a partire dai vostri sfinteri informatici privilegiati

Glutei e Province

giovedì, gennaio 8th, 2009

Creare una nuova Provincia smembrandone una esistente, dividendo personale e patrimonio e funzioni?
Più o meno è come dividere a metà il proprio gluteo sinistro per tenerci le chiavi di casa quando si è in giro, lasciando il proprio gluteo destro allo scoperto per raccogliere l’apprezzamento degli altri