Archivio per la categoria ‘social networking

Nudi su Twitter

mercoledì, agosto 29th, 2012

Ronzava nella mente, si sedimentava, tornava indietro rimbalzando sulla fiducia nel genere umano e ora si lancia a tutta birra sull’autostrada della disillusione. Cosa? Un semplice, evidente pensiero: i social network incentivano il peggio che c’è in noi. Parlo di Twitter che ben conosco mentre non cito volutamente Facebook, che conosco meno perché non sono mai stato iscritto. Ma un po’ lo conosco e non ne ho affatto una bella idea.

Comunque, come altro spiegare il florilegio di sparate personalistiche e narcisistiche, oppure di giudizi affrettati e sconclusionati su questioni di cui poco o nulla si sa se non la rimasticatura del discorso (ascoltando con un orecchio solo) dei media?

Non ammantiamolo di entusiasmi 2.0, le primavere arabe e bla bla bla. Ci sarà pure chi usa Twitter per segnalare l’incendio e far venire i pompieri. E c’è sicuramente un uso intelligente di queste piattaforme (usare Twitter per cercare e proporre link interessanti, ok). Ma quel che conta è la maggioranza, la Weltanschauung del mondo social. L’immagine del mondo che ci restituisce, il discorso pubblico che contribuisce a creare. Fosse anche, quel che sostengo, una deviazione minoritaria da una tendenza generale virtuosa, meriterebbe un interrogativo, no? Ebbene, più che deviazione per me è questa la vera norma.

Comunque, ciò che si scrive su Twitter nel 90% dei casi è discorso da bar o semplice proiezione dell’Io, senza il filtro della riflessione, che è così necessario invece quando si scrive qualcosa destinato a diventare pubblico.

La piazza, il bar del paese. 140 caratteri di parole in libertà. Senza impegno, tanto è facile. Senza eccessiva responsabilità, tanto annegherà nell’oceano del web. Moltiplicato per mille.

Casa di vetro sulla superficialità della nostra anima. Altro che snobismo, questo è un discorso realista e persino modesto. Parto dall’assunto che anche nelle persone interessanti ci sono consistenti zone di superficialità. A che pro metterle in piazza, in vetrina, davanti a tutti? A che pro, se non perché si evita (volutamente) di rendersi conto di una cosa: siamo inchiostro sbiadito che vuole imprimersi sull’acqua. E ben pochi lo notano, narcotizzati dallo schermo. Una società dove tutti parlano e pochi ascoltano, dove tutti scrivono e nessuno legge. Non è una bella società. E’ una società dove il bar dello sport prevale sulla biblioteca.

Determinismo tecnologico? La natura del mezzo genera la natura del messaggio? Naturalmente in molti pensano che non si possa generalizzare, che Facebook e Twitter vengono anche utilizzati per fare rivoluzioni, o più semplicemente per sviluppare dibattiti interessanti. Insomma, come per la Tv: puoi guardare il Grande Fratello oppure un documentario storico interessante, è sbagliato demonizzarla a prescindere.

Tornando a Twitter, secondo me i casi di uso “buono” del mezzo sono eccezioni, la norma è un uso sconclusionato. Sparare sentenze, indulgere all’impulsività. Il che non vuol necessariamente dire mandare a quel paese qualcuno senza ragione, eh. No. Ma vuol dire affrettarsi in giudizi complessi con ragionamenti troppo semplici, fare il politico da tastiera o l’ultras da schermo, tagliare le cose con l’accetta, lasciarsi andare ad entusiasmi fallaci. In sostanza, non accendere il cervello prima di parlare. Fatto umano, ci mancherebbe. Esiste da quando esiste il mondo. Capita a tutti, anche a chi una volta su dieci (o persino di più) è capace di dire qualcosa di interessante.

A maggior ragione, allora, mettere in piazza la propria inconsistenza dovrebbe essere qualcosa da cui ritrarsi, non qualcosa a cui tendere. E invece lo si fa. E’ questa la vera questione psicologica che ci interroga, interessante da indagare. Vergognarsi della nudità, perché ancora ci si vergogna della nudità (non è scontato farlo ma è un fatto culturale, magari un giorno non sarà più tabù mostrare la propria nudità fuori dall’intimità), eppure mettersi bellamente e poco consapevolmente nudi alla finestra, di fronte a un condominio grattacielo sul quale siamo noi a mettere mattoni su mattoni e costruire piani su piani.

Perché non ci si vergogna più della nudità (intellettuale). Ecco il perché. Sono superficiale, e fiero di esserlo. Parlo senza pensare e scrivo senza riflettere, e ne vado fiero, ho tanti follower. Per una cosa interessante, ne dico dieci totalmente vuote. E’ lo scotto da pagare.

Penso proprio che sia così. Ma che tristezza….

Ritardi dell’informazione, giornalismo "cattivo" e twitter "buono"

venerdì, febbraio 17th, 2012
A distanza di tempo dal momento topico, leggo sul blog di Alessandra Farabegoli questo post su giornalismo del 2012, informazione in tempo reale, naufragi della Rai, notizie “bucate”. Ed esce fuori un po’ di quella agiografia del social web che un pochino stanca.
E penso….
Scusate ma alla glorificazione del”twitter eroe” contro il giornalismo brutto e cattivo nonci sto 🙂
Non facciamo di tutta un’erba unfascio. Ci sono giornali fatti bene e altri fatti male. Ci sonogiornalisti ipergarantiti che fanno le vacche, e precari malpagatiche si fanno un mazzo così.
Sulla questione della Concordia faarrabbiare il “buco” della Rai, che è servizio pubblico edeve dare notizie h24 invece di martoriare i cervelli di vecchi egiovani con telespazzatura. Per gli altri giornali, beh, cavoli loro,il mercato li punirà. Ma non ci imbastirei un discorso sullasuperiorità del giornalismo via twitter, o sul “vecchiume”del giornalismo moderno. C’è modo e modo di farlo. Twitter usato da”dilettanti dell’informazione” (non in senso spregiativo,ma proprio nel senso che non lo fanno per mestiere) al massimo puòessere un buon serbatoio collettivo di fatti e immaginario. Se vamale, e spesso accade, diventa un bar dello sport.
Il giornalismo, se fatto bene e da personeche lo fanno per lavoro, sarà sempre superiore ai serbatoicollettivi popolati da gente bravissima e sveglissima ma che non fainformazione per lavoro. E che, fra un cinguettio con l’ultima notizia”bucata” anche dalla Rai e un ottimo link per la conoscenzacollettiva, fa anche conoscere al mondo il colore dei propri calzini.Oppure straparla di cose che non conosce.
Dimenticavo. Il giornalismo fatto beneè cosa buona. Twitter usato bene è cosa utile. Giornalismo fattomale applicato a un uso sciatto di Twitter fornisce questiparadossali risultati, eccellentemente raffigurati da Luca Sofri qui.

Facebook e il mio cane

domenica, agosto 23rd, 2009

Chi ha il colesterolo alto, chi ha il culo basso, chi ha una ragazza che gli piace, lei pure, ma non ci si vede granché chissà perché. Chi ha fretta, sempre, anche per corteggiare.

Destrutturati, decontestualizzati, depressivi, deumidificati, deontologici, de rerum cazzimierum, decerebrati…

Ringrazio facebook perché crea il mondo, un mondo, altri mondi. Perché è spunto di riflessione sulla tragicità di questi tempi depressivi, perché mette in scena il grado zero della comunicazione scritta, perché altrimenti non saprei che scrivere, ora.

Meglio tornare ad ascoltare i gatti in calore, vah.. Abbaierò nei loro confronti, assieme al mio cane. Lui sì che conosce cosa vuol dire il social networking. Del resto, i gatti in calore mica gli dicono di abbaiare. Ma lui percepisce il loro comunicare, e abbaia.

Breve fenomenologia di Facebook

sabato, gennaio 3rd, 2009

Pregi e difetti della popolarissima piattaforma di social networking con una speranza per il nuovo anno in Rete.
Da un mio articolo per rivieraoggi.it, leggete qui

Soli nell’immenso vuoto che c’è

martedì, dicembre 30th, 2008

Un bell’articolo di Gabriele Romagnoli su repubblica.it lancia un messaggio chiaro, inflazionato, quanto difficile e sconvolgente da accettare: e se la molteplicità di forme di comunicazione virtuale non fosse altro che un modo per fuggire dalla solitudine? Una panacea per ottenere compagnia e vincere l’isolamento, tramite un trasversale effetto placebo?

La gente è sola, ha bisogno di confortarsi con proiezioni della propria persona in una rete che maschera i difetti, rende più facile sconfiggere le timidezze, elogia i pregi, accomuna tutti in una dimensione paritetica. Ma se fosse tutto livellato verso il basso? Se, paradossalmente, l’eccesso di comunicazione voglia inevitabilmente dire abbassamento della qualità del comunicato, del detto, dell’immaginato?
L’argomento è vecchio e abusato: ma proviamo a pensare a come sarebbe il nostro mondo senza facebook…il mondo senza sms….
come potremmo recuperare il fascino della proiezione, il gusto della conoscenza fugace, il senso di appartenenza a una comunità condivisa e virtuale?
Boh, forse non ci penseremmo come non pensiamo a una cosa che non abbiamo mai conosciuto.
Forse dalle nostre case usciremmo di più. Passeremmo più tempo nei luoghi della condivisione fisica di esperienze live.

Non sono antitecnologico; non scriverei qui, se lo fossi. Non passerei gran parte del mio tempo libero e lavorativo su internet, come invece faccio. Quindi passatemi questo argomento, e rifletteteci frullando virtuosamente le vostre idee, le suggestioni di chi volete, le esperienze del “vicino di tastiera” e il vostro “fare rete” bellissimo e divertente.

Non vi mette una angoscia formidabile pensare a voi, soli nell’immenso vuoto che c’è, aggrappati a uno schermo che tentate di raggiungere, sempre con il fiatone, battendo tasti e scorrendo simil topi di plastica? La vostra immagine di nuclei indifesi abbandonati nel potere trasversale della comunicazione virtuale, non vi preoccupa nemmeno un po’?

La mancanza di elaborazione dei dati che producete e che ricevete, l’estrema velocità di ciò che fruite in attesa di altre fruizioni fino alla stanchezza isterica e adrenalinica informatica; la mancanza di riflessione nel fruire della musica, inflazionata dal peer to peer compulsivo, le scorciatoie, la riduzione del pensiero a citazionismo, il wikipedismo, il galateo talvolta insopportabile della rete, degli sms, le cortesie formali dei messaggi di testo in serie.
Tutto ciò, non vi crea un vuoto attorno che mano a mano non sapete più come riempire perché state lentamente perdendo l’allenamento, se mai lo avete avuto, a riflettere?

Ma ancor di più, e oltre tutto ciò, oltre il web pervasivo, l’alienazione 2.0, lo stress della vita moderna e gli slogan: non vi crea una fottutissima paranoia l’idea DI NON AVERE TEMPO, di non avere mai il tempo che vi serve, la calma per la digestione mentale dei mille stimoli, dei vacui input e dei corposi concetti che ogni giorno affrontate???

ci vuole un rutto, un rutto dell’anima per digerire il lautissimo pasto, pieno di conservanti chimici e divorato in fretta, con un appetito che dopo la sua soddisfazione vede in tempi brevissimi il ritorno della fame.

Si comincia a frullare!!!!!!

martedì, dicembre 9th, 2008

benvenuti nel mio blog,
benvenuto a me stesso sul mio blog..
Eppure rimango dell’idea che un blog sia più di un blog. Che un blog sia un mezzo per l’autodisciplina.
Un blog comunica agli altri, ma il tuo blog lo fai per te stesso. Io lo faccio per me stesso.

Per la mia autodisciplina, per chiarire cosa penso innanzitutto a me, per studiare, per ripassare, per memorizzare.

Trattasi del potere della scrittura, in fin dei conti. Applicata al grande spazio intersoggettivo del web, applicata alle idee.

Non mi piace il social networking.

Un blog può essere l’ultima àncora della scrittura, fuori dai libri, all’esterno delle dinamiche editoriali classiche. Un blog è un’apertura cifrata, un codice offerto al mondo. Non è una vetrina su te stesso, ma è una rappresentazione del mondo firmata da te. Con gli strumenti chiari e semplici del web.
Io non scrivo ciò che sono, ma sono ciò che scrivo. O meglio ciò che assemblo in questo spazio, in questo Frullatore.

In fin dei conti comunicare è tradurre, traduzione è tradimento, trans ducere.
Condurre altrove. Ma anche interpretare.
Ricostruire. Deconstruire. Tradire o addirittura mistificare. Frullare.
Non scrivo ciò che sono, ma sono ciò che traduco. E quello che interpreto, in fin dei conti, sono io. Me stesso.
Il mio mondo è l’atto di interpretare il mondo.
Guardare questo atto mentre si compie aggiunge intepretazione alle interpretazioni.

Il Frullatore aggiunge interpretazioni alle interpretazioni. Vostre e mie.
Se riuscissi anche in minima parte a interpretarvi, a interpretarci e farvi interpretare le vostre interpretazioni, avrei interpretato lo spirito del blog.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: