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Su Grillo, i marocchini e certa superficialità

martedì, settembre 4th, 2012

“Certo, il linguaggio di Grillo è fatto di morti viventi e di zombie, sino al malumore acido del guitto andato a male che ride e invita a picchiare i marocchini immigrati”. (Francesco Merlo, La Repubblica, 4 settembre).

Grillo xenofobo, Grillo massacratore di immigrati, Grillo che attenta alla convivenza civile facendo leva sugli istinti peggiori. La grande stampa ha facile gioco nello spingere l’acceleratore su queste definizioni, sulla scia di questo video ripescato dal 2006 (se ne parla qui) che mette sulla scena del monologo il commento di un fatto di cronaca (un pestaggio da parte di Carabinieri a un immigrato).

Il Corriere.it titola “Beppe Grillo contro i marocchini”, pubblicando questo video in cui ci si capisce di più nonostante il titolo indirizzi il lettore a capirci di meno.

Una certa approssimazione dipinge quel monologo del 2006 come un elogio dei Carabinieri che fuori dalle regole dello Stato di diritto pestano una persona.

Non sembra proprio essere così. Qui un’opinione che va contro l’immagine del Grillo xenofobo.

Un titolo come “Beppe Grillo contro i marocchini” è approssimativo. Incompleto.

La posizione sull’immigrazione che Grillo ostenta in quel video, a ben vedere, è chiara. “Se vengono qui e rispettano le regole bene, se vengono qui a ubriacarsi e sfasciare le vetrine, allora fuori dai coglioni”.

Non è una posizione beceramente razzista. Si può condividere, o perlomeno rifletterci su, senza sentirsi degli orangutan, oppure non è lecito? Perlomeno discuterne serenamente. O no?

Non è messa in bella prosa, certo. Può urtare gli alfieri del politicamente corretto, ovvio. Però se ci si cimenta nel fare l’esegesi del Grillo-pensiero sull’immigrazione, dovrebbe essere quello il concetto cardine da cui partire. Invece si preferisce dire che “Grillo vuole picchiare i marocchini”. Nella migliore delle ipotesi, si dice per superficialità. Nella peggiore, per malafede.

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