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Liste pulite, triste cura per un Medico impotente

lunedì, novembre 5th, 2012

Bene, pare che si riuscirà a regolare una qualche forma di dissuasione verso quella diffusa consuetudine dei partiti italiani a candidare politici inquisiti, indagati, condannati, pluricondannati, mariuoli, iper mariuoli.

Il Governo Monti vuole essere di parola e stabilire per decreto le nuove regole sulle incandidabilità. Buone intenzioni che si scontrano con la dura realtà. L’impresentabilità della classe politica italiana è specchio della estrema decadenza dei valori civici, della coscienza culturale e dei criteri estetici dell’Italia. Una classe politica impresentabile si vuole rendere più presentabile per decreto. Triste la cura quando il medico è impotente.

Il medico è impotente perché deve arrivare con la cura dove non arrivano gli anticorpi dell’organismo civile e democratico del paese, che dovrebbero far scattare meccanismi di salvaguardia indipendenti dai decreti. Che un condannato per corruzione possa venire tranquillamente nominato (non eletto, che pur avrebbe la quantomeno mera attestazione di “figlio della democrazia”) al Senato o alla Camera, è pazzesco e oltremodo poco dignitoso. Denota l’arroganza impunita di una classe politica e l’insensibilità di una popolazione da altro distratta e turlupinata. Mostra di riflesso la profonda crisi del sistema giudiziario italiano. Un sistema che non dà abbastanza fiducia al cittadino, sia al danneggiato che al reo.

Se la Giustizia italiana funzionasse meglio, non assisteremmo a processi che durano anni. A meccanismi forti con i deboli e deboli con i forti e ricchi. Ai rifugi nelle tattiche dilatorie, alle rincorse verso la prescrizione, agli anni di pena indultati o condonati. Non dovremmo troppe volte interrogarci sulla serietà di un sistema (qualcuno lo chiama circo mediatico e non a torto, pur se l’uso dell’espressione è ormai abusato) nel quale la spettacolarizzazione mediatica e la sensazionalizzazione delle fasi di indagine preliminare, ivi comprese le intercettazioni. vanno di pari passo con una drastica perdita di interesse mediatico verso la vera sede della Giustizia, i processi in aula. Troppe chiacchiere sui giornali prima dell’udienza preliminare, zero inviati e penne importanti nelle aule di fronte al giudice. Alla fine magari arriva pure l’assoluzione dell’imputato massacrato sui giornali qualche anno prima. Ci si interroga se questo sistema sia giusto.

Ci si chiede se una Giustizia che funzioni meglio, in definitiva, sia più rispettata dai cittadini, dalle vittime e dai rei o presunti tali. Una Giustizia rispettata non lascia scuse, non crea vittime innocenti o vittimisti pelosi, come quei politici inquisiti che dicono “resto in Parlamento perché sono innocente anche se condannato, perché non mi riconosco in questo sistema giudiziario giustizialista”. Sono frasi che si sentono, guardate le interviste fatte da Bertazzoni in una recente puntata di Servizio Pubblico.

Già, se la Giustizia funzionasse meglio, non ci sarebbe bisogno di decreti sulle liste pulite…

Corruzione all’acqua di rose

mercoledì, settembre 12th, 2012

Se un reato desta allarme sociale, o danni economici alla collettività, punirlo con pene blande equivale a non dissuadere le persone dal compierlo.

E’ il caso dei reati che ricadono nell’ambito della corruzione: la legge che attualmente si discute in Senato prevede pene da 1 a 3 anni. Pene così basse non consentono misure cautelari né intercettazioni.

Luigi Ferrarella in questa analisi sul Corriere parla di come la legge in discussione sia ben poco efficace, rischiando da una parte di sanzionare troppo e da una parte di sanzionare poco.

Intanto, si tralascia una seria riforma della disciplina della prescrizione.