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1984 estetica

martedì, gennaio 25th, 2011

Flashback
27 anni fa.
suoni sintetici, sguardi glabri, tenute vestiarie sformate, elettronica che tocchi un pulsante e suona tutto, donne algide, atteggiamenti marziali, sguardi in camera, sofferti, intensi, recitatissimi.

Uomini androgini. Voci quasi bianche, toni scuri, e il fumo!!!!
Il fumo sul palco sulle scene sul setting. Oltre le barricate, spie occidentali nel comunismo, dalla Russia con Amore, capelli ossigenati, tute dell’adidas, l’Orso sovietico. Reagan, Dallas, metallaramente uniti dal discendere hippy nel fluo yuppy, nel gel, nella sforma.
Anni ’80 come il futuro, come l’utopia realizzanda della caduta dei muri, come la speranza che dopo il piombo giunga la soffice gommapiuma di un mondo nofrontiere, nonucleare, nocommunism.
E invece no. Fu eroina, fu benessere smodato sulle spalle dei giganti o comunque dei genitori che “ha ‘it llà mare” o “ha sempr tenut’ li terr”, fu anche residuo di fantasia del ventennio precedente, quello sì bello e non malinconico.
Gli anni ’80 sono malinconici. Sono quello che poteva essere e non è stato, la scommessa persa, l’illusione troncata, il sogno mozzato da una puntura di spillo che sgonfia il palloncino.
Gli anni ’80 sono una caramella gommosa che ti fa venire la nausea. La felicità dei dentisti dell’anima, carie da estrarre, buchi da riempire, puzza di cibo avariato. Che prima di marcire era spumeggiante e soffice. Andrebbe congelato, per evitarne il decadimento.
E’ possibile congelare la storia, non gli uomini.

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Quel sogno anni ’80

mercoledì, agosto 12th, 2009

Guardatevi e rimiratevi il mitico Federico Fiumani. I Diaframma non li ho mai amati alla follia, tranne “Siberia” (il singolo specialmente) che è un particolare tipo di capolavoro.
Eppure l’altra sera ho visto Fiumani a San Benedetto del Tronto al Maremoto Festival. L’intensità del suo nuovo disco mi ha stupito, così come ho particolarmente gustato l’energia e la carica garage della sua musica d’annata.
Qui la stupenda “Gennaio” in un tuffo negli anni ’80

Qui un pezzo sommerso, delicato e intimista. Splendido

Ci sarebbe da riflettere sulla potenza mitica della musica. La musica è sogno, la parola è immagine, il video è tuffo nel passato.
Fiumani fa appello alla malinconia e all’essenziale durezza della vita. Un musicista poeta che si offre come strumento alla percezione del tempo che passa, alla fotoimmagine di un’epoca, alla linea di continuità fra un tempo finito e l’attuale.
Un inattuale, un artista inattuale.
Una faccia che racconta, con la voce e le oblique melodie che lanciano un’armonia essenziale, a tratti ruffiana ma non banale.

Come fare musica pop(olare) senza cedere a luoghi comuni, stereotipi e facili uscite.

I segni di una pace terrificante

lunedì, dicembre 22nd, 2008

(Fabrizio De Andrè, La domenica delle salme, dall’album Le Nuvole, 1990; videoclip di Gabriele Salvatores)

cuori pronti al vaffanculo
lingue irridenti e antisociali
la salma del linguaggio la guardate e ci pisciate sopra

Disse Faber che nella domenica delle salme “non si udirono fucilate, il gas esilarante
presidiava le strade”

E nel mentre mi viene pensato
mi viene ragionando un pensiero
mi penso addosso

“L’anarchia esiste, ciò che non esiste siete voi”
disse qualcuno, nella sottoveste celeste di un pisolino pomeridiano dopo un pranzo di lavoro
“Il Potere, la politica, le operette immorali, i sermoni vuoti e gli ignoti apripista di una sconfitta”
assediano il forte della coscienza, ma le truppe cammellate del patentato cascame di regime
ne abiureranno le motivazioni fin qui appoggiate. Nell’assedio il primo a cadere sarò io
“E allora chi vi racconterà l’epifania del dispositivo di protezione sociale, la kratofanìa?”

Tranquillo, io sdoppiato, c’è chi parlerà al posto tuo
e le sue parole continueranno a parlare anche da morte
anche in absentia


corri forte, ragazzo, corri

sabato, dicembre 13th, 2008


impara a leggere le cose intorno a te
finchè non se ne scoprirà la realtà
districar le regole che
non ci funzionan più per spezzar
poi tutto ciò con radicalità

(Area, Crac, 1975)

già caro demetrio, occorre imparare a leggere il mondo e le regole attorno a sè
occorre imparare a districare ciò che non funziona più
e ciò che non ha funzionato mai

per fare cosa, poi, alla fine?

spezzare tutto ciò con radicalità
e basta