Archivio per la categoria ‘scrittura

Il piacere di curare il proprio archivio

domenica, marzo 13th, 2011

Sistematizzare oggetti e testi, nominare files, creare cartelle e sottocartelle, manipolare concetti e categorizzarli.
Dare forma all’informale, non perdere ciò che è soggetto a perdita, o a diffusione incontrollata.
Pulire cassetti, spolverare librerie, formattare periferiche, manu-tenere memorie e supporti, deframmentare macchinari figli di Gates, non intasare macchinari figli di Jobs, non dare soddisfazioni a figli di puttana che beatificherebbero la tua dipartita, o la dipartita del tuo archivio.
Ecco, l’archivio è una forma di pulizia mentale. Di Polizia del tuo patrimonio cognitivo. Vigila su di esso, lo concupisce desiderandone la bellezza, ne vellica gli istinti magnificandone le peculiarità. 
Il tuo archivio è solo Tuo. Forse è l’unico caso di vita, in questa vita, in cui la tua vita ha cose solo per sė stessa, in cui hai il monopolio, in cui non devi dividere, accontentare, sfruttare, godere di altri o dare a chi non merita o ricevere ciò che non vuoi o attraversare con sguardo da ladro ciò che non hai e che non sei.
Il tuo archivio, o viene rubato, o viene distrutto, oppure sei morto. Ecco, quando sei morto, quella ė una delle poche possibilità che si danno per lo svolgersi di una eventualità, quella nella quale il tuo Archivio si trova lontano da te.
Tu e il tuo archivio, distanti, separati. 
Ma lo siete sempre, a ben vedere. Non vi trovate mai nello stesso luogo, vivete vite differenti. Lui fermo e organizzato, tu mobile e incazzato. Lui calmo, tu stronzo. Lui, il tuo archivio, vive di morte e staticità. Tu muori ogni giorno vivendo. 
Il tuo archivio sei tu, ma il tuo archivio ti sopravvive.
Il tuo archivio è meglio di te, perché ė meno soggetto a errore e depressioni.
A lui, un incendio può distruggerlo. A te, un incendio può giovare, se inserito nelle Passioni.
Il tuo archivio ti accompagna, rimanendo sempre a distanza. Precede e segue, accompagna e dimentica. 

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L’anima di Zeieta

giovedì, gennaio 13th, 2011

Progetti per un romanzo, primi studi di personaggio
“Zeieta” è il barlume di rancore in una trama buonista, è l’odiatore di professione, il Caronte del fiume Tronto. Ma è anche una chiave di lettura che noi Piceni comprendiamo come Altra, irriducibilmente Altra.
In sostanza “Zeieta” avrà queste linee di azione pensiero reazione.
Inutile dire che la sostanza autobiografica non può non tracimare da un tessuto narrativo ancora da ordire.
Chiunque voglia, potrà benissimo inviare qui le proprie precisazioni. “A Zeieta”, ovviamente 🙂


“Caustico, come la soda. Acido, come il latte andato a male. Piccante, come la nduja. Forte, come un pugno nello stomaco. Delicato, come un merluzzo lesso con olio e limone. Scemo, come un pesce lesso. Unto, come un sugo ignorante. Pulito, come un cane fedele. Stronzo ma giusto. Giusto un po’ stronzo. Non governativo ma non anarchico. Libero, ma non pazzo. Pazzo, ma non dissociato. Dissociato, ma non demente. Demenziale, ma non leccaculo. Giusto, ma cattivo”

L’impresa-cultura, l’eco-umanomia, la politica

martedì, agosto 31st, 2010

La cultura “buona” si fa con l’entusiasmo, la cultura “buona” in ultima analisi è essenzialmente entusiasmo.
Compito della politica sarebbe, per me, stimolare l’entusiasmo, accompagnare l’entusiasmo, ovviamente capire l’entusiasmo.
I fondi non ci sono, ahimè. Nella loro distribuzione gli enti pubblici devono fare delle scelte, magari privilegiare la ricerca e non privilegiare nel dare contributi le realtà che possono più facilmente accedere a sponsor privati.
Quando parlo di ricerca, ovviamente, parlo anche e soprattutto di entusiasmo che si mette nel farla. L’entusiasmo crea e dà entusiasmo, tutto il contrario delle nicchie

Da una discussione successiva a questi articoli. Contesto: “tagli alla cultura”, centro Italia virtuoso e di sinistra, economia e umanità della cultura, cultura nella e della pubblica amministrazione

http://www.rivieraoggi.it/2010/08/16/98816/repubblica-elogia-le-produzioni-liriche-marchigiane/

http://www.rivieraoggi.it/2010/08/24/99185/cultura-come-volano-economico-e-occupazionale-troli-entusiasta-del-marcolini-pensiero/

http://www.rivieraoggi.it/2010/08/28/99451/limpresa-cultura-la-produzione-intangibile-i-luoghi-dellidentita/#comment-46092

E finalmente vide Cruijff

giovedì, luglio 8th, 2010

Scocciato dal calcio moderno, in piena atmosfera da Mondiali, cercò quiete e riposo nel magico mondo di Youtube. Il tuo cinema a pagamento, il tuo godimento video on demand, il portentoso contenitore di sogni, a piacimento per giunta, che ogni bambino avrebbe desiderato da piccolo.
Eravamo alla vigilia di Olanda-Spagna, finalissima dei Mondiali di Sudafrica.

Ammaliato dalla Spagna sapientemente leziosa e assassina dal compasso affilato, pur se un po’ invidioso, cercò conforto pensando all’Olanda, al calcio totale, ai tulipani del calcio che veramente sembrano fiori nel vento, armoniosi e armonizzanti steli. Tulipani nelle tempeste magnetiche dell’estetica applicata. Qualcosa di bello, comunque, una tempesta che non necessita di impermeabili, che non bagna se non di sudore. E che sudore, con quel caldo di luglio afoso, di estate italiana senza la gioia mundial e con la malinconia di essere diventati brocchi e brutti, burrosi e decaduti.

Olanda Spagna si avvicinava, intanto. Meglio Cruijff e Van Basten, però, che Sneijder e Robben. Perché l’antico ha più fascino del moderno. La “i” e la “j”, l’una dietro l’altra, l’una prima dell’altra (e non viceversa). Coppia di segni lisci, che allisciano la bocca e allappano l’animo estetico. Come una caramella che non stufa. Anche i suoni non latini sanno essere dolci, altroche.

Perché le immagini d’antan restituiscono una polvere video che esalta l’impossibilità di raggiungere tempo e spazio. Perché, infine, esiste qualcosa che si può chiamare l’insulso del presente.
Perché “van” è prefisso nobile, suffisso del cigno, nota sul pentagramma di un lago liberty.

Perché il presente è più stantìo del già finito, del passato, della storia. E allora si tuffò nell’assaporare le immagini. Fluido, veloce, ritmato, il doppio tulipano olandese Cruijff Van Basten è un’entità quasi unica nella sua memoria di luce. Doppia persona, unica idea. Superba, anche troppo per identificarsi con la vittoria senza freni. Bel concetto, florido di imperfezione.

Mai un Mondiale vinto. Giusto un Europeo, con quell’incrocio assurdo sull’invincibile Dasaev. Il canto del cigno dell’orso sovietico, il cigno che cantò annunciando muri che sarebbero caduti e guerre fredde che sarebbero tornate calde di lì a poco.

Uno, 1988, lo vide da bambino, l’altro con le zampe di elefante lo lesse nelle riviste sportive e nei sogni che le accompagnavano, cercando di meritarsi almeno una parentesi di domenica sportiva, di pressing, di dribbling. Ma non capitava mai, il condottiero del calcio totale rimaneva soltanto una totale allucinazione onirica, per i suoi occhi.
Mai che lo dessero in televisione, fottuto servizio pubblico che non dà spazio alla cultura oppure glielo dà ma alle tre del mattino. L’arte non è solo pinacoteca, perdinci. Proiettate Cruijff nelle scuole, e ovviamente nei campetti di periferia. Crescerete così nuove generazioni con il sorriso più difficile da rincoglionire.
Il Papero d’Oro: un mai visto già vissuto nella pre incarnazione, o nell’esistenza spermatozoica. Sognare a occhi aperti qualcosa di cui si è sentito l’odore, di cui si sono sfogliate e rilette le evoluzioni. Su carta, solo l’anelito irraggiunto. La sintesi, ora, nella richiesta fatta al Tubo. Eccolo là, fluido, vivace e delicato, morbida carezza alla divinità sferica, lancinante grido della palla di cuoio martorizzata in fondo alla rete, o scolpita con un cesello, con un taglio di rasoio nella panna.
Il calcio ha un potere taumaturgico, quella sera lo comprese. Era arte, viva, on demand. Modulabile, ripetibile, esperienza finita e ciclica, fruizione polisensoriale, sinestesia di silicio.
Era un benvenuto alla finalissima, una parentesi di felicità, un distacco dal presente.
Fu così che, finalmente, vide Crujiff.

Vulcano: visioni

lunedì, aprile 19th, 2010

Nubi nell’aria, polvere negli ingranaggi del mondo iperconnesso.
Va in tilt il sistema delle iperconnessioni
in parallelo a tutto, c’è il movimento Lento o veloce, sotterraneo o aereo, comunque IMPEDITO
impossibilitato
Il non movimento è pericoloso, genera pensiero, genera stabilità, radicamento.
Il vulcano è un sottile disegno degli anti futuro, dei luddisti del turbo capitalismo.

illuminante libro dei nomi, mascherati prodromi
di un’apocalisse commerciale.
Siamo già esplosi, i venti artici ci portano a navigare nei cieli di qua dalle Alpi.

Primo lancio di agenzia, ore 21:15, Roma
«SAI, QUANDO LA NATURA SI RIBELLA NON CI SON CAZZI…»
è vero, ma che banale…
«sai, c’è un portavoce di quelli che contano, sì insomma, non so se il governo o qualche ministro, o l’esercito, souncazzo, che dice che il vulcano impronunciabile ha vendicato l’Islanda dagli speculatori finanziari che l’han portata alla rovina».
«IDEA SUGGESTIVA MA FALSA, I VULCANI NON PENSANO»
E se pensano, non capiscono nulla di Borsa.

Secondo lancio di agenzia, ore 23:00, Forte Braschi
«Siamo di fronte ad una azione di occultamento della verità. Trame segrete che tentano di colpire l’immagine dell’Islanda». Livello cinque di allerta, dicono dalla sede dei servizi.

Terzo lancio di agenzia, ore 09:15, di nuovo Roma
«Ahò, me passi sto spino?»
Eccolo, ma che nun me vedi?

Quarto lancio di agenzia, ore 12:00
Pranzo di lavoro in corso Vittorio Emanuele. La Escort si avvicina al tavolo, guarda sott’occhio l’assessore. «Non ora», dice lui con cupidigia messa a freno, euri negli occhi, mani che cominciano a contar soldi.
«TZE, sti porci. Si sbrigasse, devo andare a prendere mio figlio all’asilo nido. Che cazzo aspetta? Gli cadano le mani, così sarà più lieve la mia tortura».

Rassegna stampa del gossip e della notizia leggera, share 56%. Seconda Rete nazionale della Pai, Partitocrazia italiana.
Conduttrici simil giornaliste dalle tette di fuori e dalle gargarozze di grasso che escono dalle ascelle strette in vestitini troppo pretenziosi per una mancata shampista contuttoilrispettoperchisifailculo ma non ha appoggi politici.
«La rivista “Io casalinga FRUSTRATA” ha come cover story l’identikit della escort che ha fatto scoppiare il vulcano degli scandali a Palazzo. Lo psicoterapeuta Placè scrive che l’esplosione del vulcano islandese è metafora di sventura per le trame del Potere. “Potete nascondere tutto, ma non la polvere che vi ricoprirà”. Di qua, invece, abbiamo un’anticipazione del Mesorama in edicola da venerdì. Ma gli italiani sanno fare l’amore oppure no? Chiediamolo alle prostitute di viale Brescia. Un bell’esempio di giornalismo partecipativo, non c’è che dire».

Ore 13: Al Jazeera diffonde un video di Bin Laden.
Lo sceicco del terrore è vivo, ma non può prendere l’aereo per incontrare i fratelli quaedisti. «Vulcano sionista, morte all’Islanda!!» tuona Osama.

0re 14:30 Bryjatuvapssalaytor, nord est dell’Islanda.
Dialogo intercettato dal satellite Efisteo 5, mefisto metallico del Grande Orecchio che tutto sente ma tutto centellina, riservandosi rivelazioni per il futuro complottista.
«Ahò, bello scherzetto eh?»
«Caro Olaf, una bombetta messa come si deve, e dove si deve, può provocare un gran casino. Quest’aria nera sta facendo più danni che l’undici settembre, miriadi di uomini daffari stanno comprendendo l’importanza di chiamarsi Ernesto e andare con l’auto invece che con l’aereo lesto. Falangi di turisti isterici stanno bestemmiando negli aereoporti dell’orbe terraqueo, invocando l’implementazione di radar di nuova generazione a spese dello Stato. Squadre di calcio bloccate prima della ciempions lìg stanno facendo venire coccoloni a manager cocainomani di sponsor famelici. Balotelli ha fatto pace con Mourinho, ma ora la polvere è fra loro e non possono vedersi, di nuovo».

«Già, Lorè. L’abbiamo combinata proprio grossa. Sorridi, la polvere è nera».
«Già, la polvere è ppproprio nera. Ma per LORO, oggi, è ancora più NERA».

Voglio fare l’estetista

mercoledì, aprile 7th, 2010

Ai disillusi dico: fate le estetiste, o fatevi le estetiste.
amanti dei discorsi eloquenti, dell’eloquio stabile e delle favelle arrotate, pensate all’estetica o in mancanza di doti e sensibilità, riflettete sull’estetismo. A mò di paralogismo, arrivate infine a dar buon conto di quanto siano importanti le estetiste.

Le estetiste sono importanti, anche se sbagliano. Sono le restauratrici di corpi mai stati smaglianti, gli scienziati della conservazione dei beni Kul-turali. Dispensatrici di luci e fiocchi in un paese che invecchia, sono una categoria professionale e aspirano a diventare una categoria dello spirito.
L’estetista è la figura professionale che compendia umiltà e arte, competenza e utilità, studio e lavoro. Le università producono disadattati e falsi acculturati, producono miseria umana e paranoia, merce di scambio per call center e azienducole illiberali. Fare un corso per estetiste e poi svolgere la professione in un centro, mettere soldini da parte facendo cerette a bolse campionesse del lusso o ad asfittiche single o a prosperose mamme, aprire un proprio centro estetico, non dimenticare gel protettivi e non incappare in ustionamenti, è un ottimo antidoto al disadattamento di chi esce dall’università vuoto di pieno e pieno di vuoto.

In un mondo fallace, le estetiste sono sincere. Promettono bellezza prêt-àporter, ungono pelli buone fino a doman l’altro, rasano peli destinati a ricrescere. Non fanno mistero della propria provvisorietà, ne fanno un lavoro e finanche tessere abbonamento. Non nascondono la propria transitorietà, non la ammantano di lauree e master. La propria intercambiabilità la smentiscono sovente, perchè la propria estetista è come il proprio barbiere. Fidelizza ed è fidelizzante, intreccia rapporti, conserva memorie, stila giudizi e sibila pettegolezzi.
Conserva e tramanda l’arcaica propensione italica alla chiacchiera. Fiera e dannunziana conferisce dignità al chiacchiericcio con femminea arte di vivere. Mediterranea o biondiccia azzimata, tettona o piatta, l’estetista è un trionfo del Saper-Fare, un moloch dell’utilità applicata al lavoro.
Crea più miti lei che Roland Barthes, le estetiche lei non le caccia come un metropolitano cool hunter, ma le realizza su carne prima che su carta. Lei Fa, non Pensa. L’estetista sta a un sociologo come Carlo Crivelli sta al mio professore di Storia dell’Arte.

Io rispetto le estetiste.

Sorridi: visioni

venerdì, marzo 19th, 2010

Fra cataste di scartoffie e tastiere testimoni di testosterone
nel nulla cosmico e nel narcisismo idolatrico
fra corruzione e indegna virtù, intercettati e incompetenti
prostituti dell’informazione e mignotte dei letti impomellati.

Giunse iddu, splendido splendente, a braccia aperte e sguardo radente
avvicinandosi forte e timoroso alla giunta dei poveri, alla pace cocainica dei ricchi
ai pranzi dei porci e alle stanze del Potere.
Venne cortese e non violento, illuminato dal sole ma munito d’ombrello
svettante di moralità e fresco di vitalità adrenalinica
sano di mente e vuoto di portafoglio.
Venne da noi, pavidi prigionieri del benessere,
e giunse da voi, luridi alfieri del possibile.

Infine andò da colui che puote ciò che vuole, gli strinse la mano
lo guardò negli occhi e lo schiantò
con un monito sibilante, un tuono allarmante, un concetto perturbante:
«Sorridi, l’anarchia è giovane»

La crisi è in crisi

venerdì, novembre 13th, 2009

La crisi è in crisi,
se lo vogliamo, se ci crediamo, se ci critichizziamo.
Critica della crisi, crisi della critica, critici contro la critica
Credo nella crisi e critico il Creato.
Cricca di critici creduloni, siete voi i primi a essere in Crisi.
Ma la Crisi rischia la mia Critica, se davvero è incredibile.
E come del resto non andare in crisi, se pure la crisi va in crisi?
Io in crisi ci sto da sempre e non ci sto mai,
preferisco ci stiate voi.
Sempre buoni a giudicare, ma senza palle per criticare
veramente, questa crisi della crisi.
Cripnotica, crimpotente, criogenica, cra cra
La crisi è in crisi, se lo vogliamo.
Ma io no, io nella crisi ci sguazzo.
La crisi è fonte di critica, e la critica è fonte di crisi
Io non lo voglio, questo Creato in crisi.
Sono in crisi ma non per colpa della crisi
Craieutica, verità della crisi
Tenaglie per tirar fuori la verità…
dalla bocca della Crisi
Ma io alla crisi ci tengo, e critico chi non ha mai crisi
CRISI CRISI CRISI CRISI CRISI CRISI CRISI

Ciao nonnina cara

mercoledì, settembre 9th, 2009

ciao nonnina
non vedrò più i tuoi occhi azzurri

Oggi ero nel parchetto sotto casa, sotto un albero.
Un uccellino mi ha fatto la cacca sulla spalla della giubba non nuova ma pulita.
Me la sono presa imprecando, e Raffaella mi ha detto: “la nonna si è trasformata in uccellino e svolazzante nell’aria ti ha lanciato un segnale, dicendoci che ci pensa, che ora sta bene. Dicendoci di sorridere”.

Non ripeterò più le cose due volte. Per ragioni di udito, il tuo, non urlerò più al telefono.
Ci dicevi sempre di pregare, che Dio t’aiuta. Ci regalavi medagliette, e guardando la Madonnina Miracolosa penserò sempre a te.
Mi hanno detto che se ora tu non sei in Paradiso, in un posto per giunta privilegiato, allora vuol dire che il Paradiso non può esistere. Mi hanno detto che te ne sei andata nel sonno, e non c’è partenza più giusta per il giusto.
Ciao nonnina, mi han detto che non vedrò più i tuoi dolci occhi azzurri
ma loro vedranno me. Sorridendo fieri.

La ballata dell’incapiente

lunedì, settembre 7th, 2009

Ho vissuto una vita a termine e sono incappato nella tassazione sul lavoro.
Non ho avuto una pensione, ma ho lavorato dì e notte.
Mi sono riposato sentendomi in colpa, e ho colpevolizzato i Grandi della terra
e i piccoli del mio orto.
Afferrando un reddito, mi sono reso conto che non era sufficiente abbastanza per le mie mani.
Ballo da incapiente, e amo la massa alla quale partecipo sventolando uno striscione.
Ho presidiato fabbriche, ho fatto la fila all’Inps e ho rischiato più volte l’Inail, ho elemosinato sussidi senza avere il giusto tempo di contratti a tempo indeterminato alle spalle.
Sono stato licenziato per colpa dei cinesi e degli italiani. Ma i cinesi non li capisco e gli italiani li capisco troppo.
Ho studiato senza ricevere competenze, o le mie competenze non le vuole nessuno.
Mi sono messo in esposizione con il rito degradante del curriculum, mi hanno squadrato da testa a piedi negli uffici Risorse Umane, ho partecipato a bandi, selezioni e inquadramenti. Mi hanno patrocinato, raccomandato, etichettato, sindacalizzato, pagato. Poco.
Ho pagato l’affitto finché ho potuto, ho campato i figli che non ho avuto e i miei non li posso più campare. Mi hanno integrato nella cassa integrazione e devastato nello spirito.
Mi hanno schedato, riciclato, ricollocato, riprofessionalizzato, reinserito e deindustrializzato. Ho fatto parte del precario quarto stato del quinto potere, sono stato in nero nel primario e nel secondario, al verde nel terziario, ho avuto tentazioni rosse e rigurgiti neri nel terziario avanzato.
Non ho iniziato una carriera, ho finito i risparmi. Ho avuto accesso alle tasche di mamma e papà, ho campato con loro e gli sono sopravvissuto. Ma non lascerò ai miei figli ciò che i miei genitori hanno lasciato a me.
Apprendo con stupore che un altro mondo è possibile, quando io non ho conosciuto che questo. Lo sguardo al futuro mi dà la stessa impressione dello sguardo al passato: bello, affascinante, da conoscere, ma irraggiungibile.
Ho raggiunto l’estasi con la follia del pallone, ma un celerino mi ha picchiato. Ho pagato Sky per il calcio truccato, e ora rivoglio indietro le emozioni. Ho pagato il canone per trasmissioni sceme, e ora anche per trasmissioni su di me. Ho divorato quotidiani sportivi e non comprendo le cronache finanziarie. Ho imparato a leggere quando non c’era più niente da leggere.
Non ho avuto ideali da identificare come salvezze assolutizzanti, quelli che davvero c’erano sono morti prima che io nascessi. Ho assistito a deliri di nani e ballerine, ho sperato nella liberazione presto abortita fra le maglie dell’Impero. Ho temuto per l’invasione slava, tartara, africana. Poi mi sono ritrovato fra gli invasori, amico dei nemici, nemico dello Stato o di ciò che gli assomiglia. Sul barcone dell’incapienza, senza mare intorno ma in un mare di guai.
Ho invocato le Leggi ma mi sono reso conto che non convengono, in Italia. Meglio esser furbi. Ho versato contributi e non ho contribuito a nulla che non sia eterno ritorno del debito pubblico. Ho firmato petizioni dissoltesi in peti contro il vento. Mi sono dissolto e ho pianto.
Ho assistito a prolusioni oscene di donne in tailleur, a revanscismi isterici di gente in camicia, a prodromi della Restaurazione e a sintomi della dissoluzione globale. Non ho conosciuto guru, sono troppo vecchio per essere un discepolo. I discepoli sono giovani, o non sono.
Da dentro le mie mura ho attaccato chiodi a calendari densi di impegni e poi d’un tratto vuoti di fare, a liste della spesa prima luculliane e poi smagrite come un frigorifero rancido, a quadri di nature morte divorati per la fame. Ho appeso al muro la televisione, in un bel giorno d’ottobre, ma poi la sua voce mi rimbombava dentro nell’atrio del centro commerciale, nel gracchiare della radio, nella pompa di benzina e nella fila del bar la mattina.
Ho bramato il ritorno in campagna, ma al suo posto c’era una zona industriale in via di dismissione. Ho chiesto di nuove comunità, ho tentato il grado Zero, ho abolito medicinali e carne che non sia bianca. Ho mangiato verdura Ogm spacciata per biologica, ho assunto fermenti lattici e ho cagato grazie all’effetto placebo.
Ho mormorato come un discente e ho blaterato come un demente, e alla fine lo specchio mi ha solamente detto: sei un incapiente.